---------------
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL SINODO DEI VESCOVI
DELLA CHIESA GRECO-CATTOLICA UCRAINA
Venerdì, 24 novembre 1995
Signor Cardinale!
Venerati Fratelli nell’Episcopato!
1. È per me motivo di grande gioia incontrarvi in occasione della solenne Assemblea sinodale, nella quale celebrate il quarto centenario della ristabilita unità tra la Metropolia di Kiev e la Sede di Roma.
Vi saluto tutti con grande affetto, dal Cardinale Myroslav Ivan Lubachivsky agli Eparchi ed a quanti hanno preso parte a questa riunione. Con voi intendo abbracciare tutte le Comunità affidate alle vostre cure pastorali.
Il 23 dicembre 1595 il Papa Clemente VIII, di venerata memoria, accoglieva a Roma i Vescovi rappresentanti della Metropolia di Kiev, e con la Costituzione apostolica Magnus Dominus et laudabilis nimis dava al mondo intero l’annuncio della raggiunta piena comunione, che realizzava l’ardente desiderio di un significativo numero di Pastori e di fedeli della Rus’ di Kiev. Il felice evento porta il nome di “Unione di Brest”, perché fu solennemente proclamata a Brest-Litovsk, sul fiume Bug, il 16 ottobre 1596.
Quel momento costituì il punto di partenza di un cammino ricco di luci ma anche di ombre, per le difficoltà e le incomprensioni che la Chiesa greco-cattolica ucraina è stata costretta ad affrontare in questi quattro secoli di storia, al fine di mantenere salda la propria identità. La fedeltà al Successore di Pietro, vissuta con perseveranza e amore, ha profondamente segnato le vostre Comunità cristiane e le ha rese testimoni viventi di fede davanti alla Chiesa universale. L’incomprensione non le ha scoraggiate, la persecuzione non le ha piegate, l’oppressione non le ha soffocate; anzi, il sangue di coloro che hanno saputo donare la vita per la causa del Vangelo è diventato linfa capace di dare rinnovata vitalità al tessuto ecclesiale.
Rendiamo grazie a Dio onnipotente per aver infuso nel cuore dei figli della vostra Chiesa il coraggio di testimoniare, senza tentennamenti, la fede in Cristo e la comunione col Vescovo di Roma!
Alcuni giorni fa è stata pubblicata la Lettera apostolica con la quale ho voluto richiamare all’attenzione della Chiesa intera questa importante ricorrenza ed il suo significato (cf. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/2 [1995] 1075 ss). Oggi vorrei piuttosto soffermarmi con voi sulle prospettive presenti e future che la divina Provvidenza ha riservato alla Comunità ecclesiale ucraina e che sono oggetto della vostra riflessione di questi giorni.
2. “La Chiesa greco-cattolica in Ucraina – ho scritto nella Lettera – è tornata a respirare l’aria della libertà ed a riacquistare in pieno il proprio ruolo attivo nella Chiesa e nella storia. Questo compito, delicato e provvidenziale, richiede oggi una riflessione particolare, perché sia svolto con sapienza e lungimiranza” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/2 [1995] 1079 s.). A tale esigenza di discernimento risponde la riunione di questi giorni. Essa, come dimostra il programma dei lavori, si riallaccia esplicitamente al Concilio Vaticano II, il cui insegnamento proietta la Chiesa verso il terzo millennio cristiano. E come i vostri antenati ristabilirono la piena comunione con Roma in spirito di fedeltà al Concilio di Firenze (cf. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/2 [1995] 1076 s.), così la vostra adesione al Vaticano II non mancherà di recare frutti positivi alla Comunità ucraina ed all’intero popolo di Dio che è in Europa, aiutandolo a “respirare” con entrambi i suoi “polmoni”, orientale ed occidentale.
In tale prospettiva, la Chiesa greco-cattolica ucraina è chiamata ad apportare il proprio ricco patrimonio di fede, di preghiera e di testimonianza, maturato nei secoli, avvalorato dalla sofferenza e sigillato col sangue, come contributo al cammino verso il Grande Giubileo dell’Anno 2000. Sarà particolare cura di voi Pastori coniugare le linee emerse dalla riflessione sulla vostra storia con quelle da me proposte a tutta la Chiesa nella Lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente.
3. Le due grandi sfide che in qualche modo riassumono la presente stagione della vita della Chiesa sono la nuova evangelizzazione e l’ecumenismo. Esse sono strettamente legate l’una all’altra, e ciò è particolarmente evidente in quei Paesi che ospitano al proprio interno una consistente compresenza di diverse confessioni cristiane.
Il dialogo e la collaborazione con i fratelli ortodossi sono elementi importanti per la necessaria azione di diffusione del Vangelo tra popolazioni per lungo tempo sottoposte a persistente propaganda ateistica. Se tale collaborazione è stata vivamente auspicata dal Concilio Vaticano II per la prima evangelizzazione (cf. Decreto Ad Gentes, 6), essa s’impone anche per l’opera di ri-evangelizzazione, specialmente in situazioni come quella in cui si trova l’Ucraina oggi. Come scrivevo nell’Enciclica Redemptoris Missio, “l’attività ecumenica e la testimonianza concorde a Gesù Cristo dei cristiani appartenenti a differenti Chiese e Comunità ecclesiali, hanno già recato abbondanti frutti. Ma è sempre più urgente che essi collaborino e testimonino insieme in questo tempo nel quale sètte cristiane e paracristiane seminano la confusione con la loro azione” (cf. Redemptoris Missio, 50).
Auspico vivamente che anche in Ucraina si possa trovare una risposta efficace al preoccupante problema delle sètte. Tale risposta richiede, da parte delle Chiese cristiane, l’impegno di un’azione concordata nel campo dell’evangelizzazione, un’azione, cioè, che nell’annuncio di Cristo orienti le persone a riscoprire le proprie radici religiose, nel pieno rispetto della libertà di coscienza di ciascun fedele e senza mire di proselitismo (Ivi).
4. Un attento ascolto di “ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 2, 7), suggerisce, inoltre, alla Comunità greco-cattolica ucraina di promuovere l’impegno di riconciliazione tra i fedeli cattolici e ortodossi là dove ancora permangono tensioni. Tale riconciliazione implica, anzitutto, l’accettazione e il rispetto reciproci. Dovunque essi si trovino, su tutto il territorio del Paese ed in qualsiasi proporzione numerica, greco-cattolici ed ortodossi debbono imparare a vivere insieme da fratelli che hanno in comune più di quanto li divida.
Con maggior forza, inoltre, lo Spirito esorta alla conversione dei cuori ed alla preghiera, le quali indurranno anche alla necessaria purificazione della memoria storica (cf. Enciclica Ut unum sint, 2).
Un simile servizio alla conversione ed alla riconciliazione non mancherà di riflettersi positivamente sul bene comune del Paese, già provato da non poche problematiche e difficoltà.
5. Venerati Fratelli, il processo di rinnovamento – voi lo sapete – sarà lungo e richiederà pazienza e perseveranza, ma certamente porterà i frutti sperati. Siete sulla buona strada. Proseguite nel condurre a compimento quanto avete iniziato.
L’impegno di evangelizzazione esige una valida formazione del clero, e ho appreso con piacere che questa è stata la vostra prima preoccupazione. Avete subito aperto i Seminari e organizzato corsi di aggiornamento per i sacerdoti che non avevano potuto ricevere un’adeguata formazione nella clandestinità. Intensificate questo sforzo; ricorrete all’opera di validi maestri di fede, che siano testimoni di autentica fedeltà al Vangelo, esperti nelle discipline teologiche e nella tradizione orientale, dotati di profondo spirito ecumenico, che sappiano, inoltre, trasmettere ai sacerdoti e ai seminaristi la ricchezza della dottrina sulla Chiesa messa in particolare evidenza dal Concilio Vaticano II e dal Magistero post-conciliare.
Orientate sempre più la vostra azione pastorale verso il mondo dei giovani, che portano nei loro cuori tante aspettative e rappresentano il futuro della Chiesa e della patria Ucraina. Stimolate le iniziative di formazione dei catechisti e delle catechiste, già felicemente avviate. Sono essi, insieme con i sacerdoti e le religiose e sotto la guida dei Vescovi, gli artefici della nuova evangelizzazione specialmente per i giovani, sempre più esposti al dilagare di movimenti religiosi esterni alla tradizione cristiana delle vostre terre.
Sviluppate l’impegno in favore della famiglia e della vita, utilizzando ogni mezzo per educare le coscienze, per restituire al matrimonio cristiano la dignità e la stabilità che gli sono proprie ed eliminare il più possibile la piaga dell’aborto.
6. Il prossimo anno, il 1996, sarà consacrato al ricordo della storica “Unione di Brest”. Sarà un singolare anno giubilare. Le celebrazioni che state programmando, e che in questi giorni avete previsto, saranno caratterizzate da un corale rendimento di grazie al Signore onnipotente per il clima di ritrovata libertà religiosa in cui il giubileo potrà celebrarsi. Siano anche supplica allo Spirito Santo per ottenere l’amore fraterno insieme col perdono delle ingiustizie subite nel passato; siano invocazione di coraggio e di speranza per avanzare nel cammino ecumenico.
Io vi sono vicino e vi seguo con affetto fraterno, affidando ogni sollecitudine per il bene e lo sviluppo di tutte le Eparchie della Chiesa in Ucraina e nell’emigrazione all’intercessione della Madre di Cristo, sempre presente nell’opera del Signore e del suo Popolo.
È con tali sentimenti di profonda comunione, cari e venerati Fratelli, che imparto di cuore a tutti voi, ai sacerdoti, ai religiosi ed alle religiose, ai seminaristi, ai fedeli dell’amata Chiesa che è in Ucraina e all’intera vostra Nazione una speciale Benedizione Apostolica.
---------
Nella Cattedrale Patriarcale di Kyiv sono installati i primi elementi dell'iconostasi (settembre 2022)
Intervista a Sua Beatitudine Sviatoslav: "Quello che sta accadendo oggi in Ucraina è un rinnovamento morale, sia per il mondo che per gli stessi ucraini"
"VINCERE IL MALE CON IL BENE!" (Rom. 12, 21)
Messaggio del Sinodo dei Vescovi della
Chiesa greco-cattolica ucraina nel 2022
al clero, ai monaci e ai laici dell'UGCC
e a tutte le persone di buona volontà
Nessuno è incapace di amare più di
quando dà la vita per i suoi amici (Gv 15,13).
Caro in Cristo!
Per il quinto mese è in corso una guerra brutale su larga scala sul suolo ucraino. È arrivato non invitato e insidioso nel 2014 e, a partire dal 24 febbraio, il nemico si è tolto tutte le maschere precedenti e ha distrutto apertamente l'Ucraina.
L'esercito russo uccide gli innocenti e violenta gli indifesi, rapisce i bambini e deporta gli occupati, tortura i prigionieri e affama coloro che sono bloccati, ruba il grano che coltiviamo e depreda le nostre case, annette terre e distrugge imprese catturate, incendi in città pacifiche e terrorizza i residenti. La leadership russa cerca di distruggere lo stato ucraino e privarci del nostro nome. «I loro occhi e il loro cuore si preoccupano solo del profitto, e anche di come spargere sangue innocente e come commettere oppressione e violenza» (Ger. 22, 17). Ancora una volta, come nel XX secolo, il territorio della nostra Patria si è trasformato in "terre insanguinate".
Condanniamo fermamente questa guerra! Perché «la via degli empi è abominevole al Signore» (Prov. 15, 9). Il mondo ha l'obbligo morale di scongiurare questa aggressione contro l'Ucraina!
Le intenzioni dell'aggressore sono chiaramente genocide: le tattiche di guerra dei primi giorni mostrano che non sta combattendo l'esercito, ma il popolo. La Russia sta cercando di soddisfare i suoi appetiti imperiali: la sua leadership considera l'Ucraina una colonia, un understate che non è degno di un posto sulla mappa politica del mondo. Per essere grande, un impero ha bisogno di colonie: schiavi, terre conquistate, risorse, servitù. La logica genocida coloniale impone tattiche di terra bruciata che non risparmiano nessuno e niente. Né una persona anziana, né una donna incinta, né un bambino in maternità, né bambini nascosti nel teatro le sono sacri. Nessun monumento storico o città industriale, edificio residenziale con centinaia di residenti o ettari di grano maturo ha valore per lei. Tutti e tutto possono essere distrutti "per il bene dei compiti". Ogni giorno, il mondo intero contempla intorpidito la barbarie, la decadenza morale e la bassezza degli aggressori. L'Ucraina, d'altra parte, si difende, perché il suo popolo una volta per tutte ha rifiutato di diventare schiavo, vuole solo vivere liberamente con la vita data da Dio e la dignità data da Dio. Nessuno osa togliergli questo - così dice il Signore.
L'Ucraina non vuole conquistare o umiliare la Russia. Vuole che il vicino aggressore - che ha un territorio 28 volte più grande, che si estende su 11 fusi orari e una popolazione quasi quattro volte più grande - fermi i suoi tentativi secolari di schiavizzare e distruggere l'Ucraina, si liberi dalla patologia dell'imperialismo e diventi uno stato giuridico che rispetta i diritti degli altri. Il ladro deve lasciare la nostra casa! La Chiesa ortodossa russa deve smettere di promuovere ideologicamente l'eresia del "mondo russo"! In un momento in cui varie Chiese cristiane stanno ripensando con pentimento al loro ruolo storico nella politica del colonialismo e nella pratica della schiavitù, la Chiesa ortodossa russa conduce i suoi fedeli nell'oscurità morale della violenza, dell'aggressione e dei crimini di guerra. Il sale si inaridì e la luce cessò di risplendere (cfr Mt 5, 13-16).
La guerra dell'invasore ha causato una catastrofe umanitaria ed ecologica, una crisi economica e demografica nel nostro Paese. In cinque mesi, fino a nove milioni di residenti hanno lasciato l'Ucraina, in particolare due milioni di adulti e bambini sono stati deportati con la forza dall'occupante in Russia e circa sette milioni sono stati costretti a diventare sfollati interni, 15,6 milioni hanno bisogno di sostegno umanitario. Migliaia di famiglie sono separate da chilometri e confini. Il numero delle vedove e degli orfani aumenta ogni giorno. L'aggressore sta facendo di tutto per trasformare la nostra Patria in un territorio inabitabile, città e quartieri restano deserti. La portata di questo massiccio cambiamento demografico è al di là della nostra portata, ma i suoi effetti si faranno sentire per decenni.
La tragedia della guerra ha ferito direttamente la nostra Chiesa. Alcune delle nostre parrocchie sono occupate e saccheggiate. Dopotutto, nei secoli passati, ogni volta che lo stivale dell'occupante russo - che fosse zarista, sovietico o Putin - calpestava la nostra terra, la Chiesa greco-cattolica ucraina veniva perseguitata e distrutta. Tuttavia, ogni volta, dando prova di fede e di perseveranza nella persecuzione, si riprendeva con nuove forze per volontà del Signore. Crediamo e sappiamo che sarà così anche questa volta. Esprimiamo solidarietà e sostegno ai nostri vescovi, sacerdoti, persone consacrate, laici che sono in prima linea e nei territori occupati o sono stati costretti a lasciare le loro case e parrocchie. Crediamo che tornerai nei tuoi luoghi natii e le nostre parrocchie rinasceranno e si svilupperanno. Esprimiamo parole di fratellanza e solidarietà a cattolici romani, ortodossi, Protestanti, ebrei e musulmani dell'Ucraina, che sono minacciati a morte non meno di noi. Stiamo insieme!
Il coraggio e l'unità del nostro popolo nel difendere la propria indipendenza sono diventati inaspettati anche per molti ucraini, per non parlare di altri paesi. L'eroica resistenza militare, la dedizione e il sacrificio dei volontari, l'unità e l'unanimità delle comunità religiose, che si sono trasformate in importanti centri di mutuo soccorso e amore per il prossimo, dimostrano che un tale popolo non può essere reso schiavo.
Volevano seppellirci, ma non sapevano che siamo semi. Questo proverbio è diventato uno slogan di indomabilità, resilienza e forza di resistenza alle difficoltà che gli ucraini dimostrano. Riecheggia il detto dello scrittore cristiano Tertulliano: "Il sangue dei martiri è seme della Chiesa". Chiniamo il capo a tutti coloro che si sono sacrificati e si stanno sacrificando per proteggere gli innocenti, per difendere la verità, per difendere la sacra dignità umana data da Dio.
Il grande sacrificio doloroso, perché vero e pasquale, porta frutti abbondanti e vivificanti. Tra la morte che il nemico semina dovunque, utilizzando tutto l'arsenale della malizia e dell'odio, germogliano germogli di forza e nobiltà incommensurabili. Dio ha acceso le anime degli ucraini con la fede nella vittoria della verità di Dio. Nell'era della dittatura del relativismo, gli ucraini chiamano chiaramente Dio: c'è verità, bontà, principi e valori in base ai quali si dovrebbe vivere e per i quali si può anche morire, e ci sono bugie e male insidioso. L'Ucraina ha unito l'Europa, guarendo le sue crepe e ispirato persone di buona volontà in tutto il mondo. Le Sacre Scritture si animano davanti agli occhi dell'umanità e il Signore della storia esprime un miracolo: Davide affronta Golia. I soldati ucraini che proteggono le loro città natale, la vita dei parenti e dei propri cari, la libertà e la dignità delle persone dall'assalto, insieme a Davide dicono: "Vieni verso di me con una spada e una lancia lunga e una corta. Vengo contro di te nel nome del Signore degli eserciti... che tu hai disprezzato» (1 Sam. 17, 45). Esprimiamo il nostro sincero riconoscimento a tutti coloro che sacrificano per la verità e la giustizia.
Ringraziamo i padri cappellani che, rischiando la vita, sono accanto ai nostri difensori, pregano con loro, portano Cristo a loro e si prendono cura del sostegno umanitario.
A causa della sofferenza e della lotta disperata per la sua esistenza, l'Ucraina è diventata l'epicentro dei cambiamenti globali. Molte persone e nazioni stanno perdendo la testa: diventa chiaro che le risorse a buon mercato non valgono la pena per sostenere i dittatori; che il sistema di sicurezza mondiale è indebolito e la pace è minacciata se, per il bene del benessere, non si presta attenzione ai principi di Dio e al comportamento dei trasgressori; che nessuna persona o paese è un'isola lontana, e tutta l'umanità è interconnessa a diversi livelli, e se si fa ingiustizia a un paese, gli altri non possono rimanere indifferenti. "Mai più" si trasforma da slogan storico in un imperativo morale.
Per volontà di Dio, la verità è diventata chiara e la menzogna è svanita, perché «nessuna menzogna viene dalla verità» (1 Gv 2, 21). Il fatto stesso dell'aggressione non provocata della Russia, rafforzata dai crimini di guerra degli occupanti russi, ha causato un'enorme ondata di sostegno agli ucraini nel mondo. Il livello senza precedenti dell'assistenza umanitaria ai profughi e agli sfollati temporanei è un'autentica testimonianza dell'amore cristiano: «Io ero un rifugiato e mi avete ricevuto; ero in difficoltà e siete venuti a trovarmi» (cfr Mt 25, 35-36). Esprimiamo la nostra profonda gratitudine per questa ospitalità e generosità di vari popoli, Chiese, vescovi, sacerdoti, monaci e monache, laici e persone di buona volontà in vari paesi dei vari continenti. Esprimiamo anche la nostra sincera gratitudine ai monasteri, agli ordini monastici e alle congregazioni in Ucraina e all'estero, che hanno accolto migliaia di sfollati forzati e condividono con loro tutto, che avere Come ai tempi delle prime comunità cristiane, l'eccesso in alcune persone copriva la mancanza in altre (cfr 2 Cor 8, 14).
In questi giorni ci chiediamo: cosa ci dà la forza di combattere e resistere a un nemico che è dieci volte più numeroso di noi nel potere militare? Se correggiamo la stessa domanda - "chi" ci dà forza, allora la risposta diventa ovvia. Dio ci dà la forza, perché Egli è il Signore della forza. Come mai? Perché amiamo! Il potere degli ucraini è il potere dell'amore. I nostri soldati sono guidati dal principio di non odiare gli altri, ma di amare i propri: figli, persone care, genitori, amici, terra, strade natie, albe, nebbie... L'amore si manifesta nel lavoro instancabile dei volontari, nelle generose donazioni di milioni, in sincera preghiera silenziosa. E in questo amore abbiamo già vinto.
Questa altezza morale dovrebbe essere preservata. Vinceremo finalmente solo quando continueremo ad amare, quando non ci discostiamo di un briciolo dalla formula biblica di questa vittoria: «Sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, perché amiamo i nostri fratelli. Chi non ama è nella morte» (1 Gv 3, 14). L'amore crea eroi e l'odio crea criminali. La crudeltà della guerra è disumanizzante, quindi noi, come Nazione che difende se stessa e Chiesa che unisce il popolo nella famiglia di Cristo, dobbiamo fare ogni sforzo per preservare la nostra dignità e umanità, senza in alcun caso piegarci alla disumanità e alle atrocità dell'aggressore. Proteggiamo i cuori dei nostri soldati dal male, affinché rimangano guerrieri della luce e del bene! Prendiamoci cura dei nostri cuori! Trasformiamo la nostra rabbia e il nostro risentimento in coraggio, indomabilità, vera saggezza e vittoria della verità di Dio. San Paolo esorta "Non lasciarti sopraffare dal male,
Come essere una Chiesa?
Sullo sfondo della guerra, si evidenziano e si guadagnano i principi a cui ci siamo rivolti nel messaggio del 2021 "La speranza a cui il Signore ci chiama", riflettendo sul nostro futuro e determinando le priorità pastorali della nostra Chiesa per il prossimo decennio in modo speciale. Sulla base dell'esperienza della pandemia, che ha profondamente colpito i legami e le strutture sociali, abbiamo sottolineato la necessità di una conversione pastorale, di costruire reti di comunione, di sanare ferite e di vicinanza, e di un'attenzione pratica ai poveri e agli emarginati. Sulla base dell'esperienza delle nostre comunità, abbiamo cercato di descrivere la metodologia e la guerra ha creato un contesto in cui ognuno di noi può pensare più profondamente a cosa significano questa metodologia e questi principi e a quali conclusioni e azioni pratiche portano.
La nostra conversione pastorale significherà essere vicini ai nostri fedeli - nella sofferenza, nel dolore, nella prova, nella morte. «Come un membro soffre, tutti i membri soffrono con esso» (1 Cor 12, 26). L'espressione "odore di pecora" torna al suo significato cristiano originario e radicale: dare la vita per l'ovile affidato. La guerra ci spinge con nuovo fervore e resilienza a continuare a costruire legami di solidarietà tra persone, parrocchie e paesi; ferite nuove, finora inaudite, richiederanno da parte di tutti una preghiera persistente e un lavoro generoso, per sanarle e trasformarle in fonti di speranza con l'olio della misericordia di Dio e della compassione umana; e aiutare i poveri e gli emarginati richiederà nuovi approcci e creatività nell'amore.
Nell'ottobre 2021, aprendo il Sinodo dei Vescovi della Chiesa Cattolica, Papa Francesco ha sottolineato che siamo chiamati all'unità, alla comunione, alla fraternità, che appaiono proprio quando ci rendiamo conto di essere tutti abbracciati dall'amore di Dio. Cioè, la nostra unità o solidarietà non è un costrutto sociale, ma la nostra identità in risposta all'amore di Dio. «Chi non ama non conosce Dio, perché Dio è amore» (1 Gv 4,8).
La guerra ci insegna radicalmente, attraverso il dolore, i sacrifici e le afflizioni che porta ogni giorno, ad essere Chiesa di Cristo: a credere incrollabilmente nella forza del bene e a vivere con amore attivo. «Perché chi non ama il proprio fratello, che ha visto, non può amare Dio che non ha visto» (1 Gv 4, 20).
Siamo chiamati ad essere una Chiesa vicina
In Ucraina e all'estero, le nostre parrocchie creano reti di preghiera e sostegno. Insieme alle preghiere per la pace e la salvezza dei feriti e i caduti, vengono fatti annunci sulla raccolta di donazioni, la ricerca di volontari, l'imballaggio e il disimballaggio delle risorse materiali. Il duro lavoro continua. Attraverso la testimonianza della Chiesa e dei nostri fedeli in diversi paesi del mondo, si diffonde la verità e si rafforza la consapevolezza di ciò che le persone in Ucraina stanno vivendo. Una chiesa vicina alla sofferenza, al dolore umano, è viva e non diventerà un museo.
Siamo chiamati ad essere una Chiesa che ascolta
Cappellani e sacerdoti, rappresentanti del monachesimo o laici, che hanno lavorato con coloro che sono sopravvissuti all'occupazione, ai bombardamenti, alle mutilazioni o alla perdita di parenti, notano che le parole di consolazione più importanti sono "Io sono con voi". Contatto, attenzione, umanità, preghiera sono le modalità principali della pastorale in guerra. Ascoltare un altro, ascoltare la sua storia, accettare il suo dolore, questo nelle nostre circostanze significa essere Chiesa.
Siamo chiamati ad essere una Chiesa che guarisce le ferite
Durante la sua missione terrena, Cristo guarì ciechi, storpi, posseduti, per guarire finalmente l'umanità e l'uomo dalla malattia della morte e del peccato. Cristo ha dato il suo ministero di guarire ferite alla Chiesa. Durante la guerra, curare le ferite spirituali, combattere traumi e stress è uno dei compiti primari della Chiesa e dei suoi ministri. «Portate i pesi gli uni degli altri e così adempiete la legge di Cristo» (Gal 6, 2). Le ferite e i traumi delle persone che siamo chiamati a servire sono per lo più visibili ed evidenti, e talvolta sono nascosti o avvolti in bende di rabbia, paura, finto distacco.
La Chiesa, essendo essa stessa ferita dalla sofferenza e dal dolore del disastro della guerra, è chiamata a portare ad ogni persona indigente e ferita la medicina della grazia dello Spirito Santo nei Santi Sacramenti e nell'accompagnamento spirituale, la medicina della consolazione e dell'amore misericordioso . Nelle ferite umane riconosciamo le ferite del nostro Salvatore e, toccando la sofferenza umana, troviamo il contatto con Cristo risorto, le cui ferite sono diventate segno della vittoria finale di Dio sulle forze oscure e distruttive del peccato.
Così, nel suo Figlio, crocifisso per i peccati di tutti gli uomini e risuscitato dai morti per opera dello Spirito Santo, Dio stesso Padre viene incontro ai suoi figli sofferenti e fa della pazienza umana una fonte di speranza e di vita eterna. Ce lo assicura la parola di Dio per bocca del santo apostolo Paolo: «Se siamo morti con Cristo, crediamo che vivremo con Lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più: morte no più regna su di Lui. Poiché morendo, è morto una volta per sempre per il peccato e, vivendo, vive per Dio» (Rm 6, 8-10).
Siamo chiamati ad essere una Chiesa che prega per la pace e cerca giustizia
"Vi lascio la pace, vi do la mia pace" (Gv 14, 27). La pace è uno dei doni dello Spirito Santo e, in mezzo al dolore delle notizie quotidiane inquietanti, la Chiesa chiede incessantemente al Signore la pace per l'Ucraina longanime e lavora insieme ad altri per il ripristino della pace e della giustizia sulla nostra terra.
Siamo chiamati ad essere una Chiesa che dà speranza
Noi cristiani siamo persone di speranza non perché "speriamo nel meglio", ma perché crediamo in Dio e nella vita eterna a cui il Signore ci invita. «La speranza non vi farà vergognare, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5, 5). Paradossalmente, è proprio questa fede che ci permette di vivere in modo pieno e profondo gli eventi terreni, in particolare questa guerra. Nella prospettiva dell'eternità, il quotidiano non è offuscato, ma al contrario acquista contorni netti, si realizza il valore sacro di ogni persona.
***
Cari fratelli e sorelle in Cristo! Noi, i vescovi dell'Ugcc, non ci vediamo di persona da tre anni a causa della pandemia. Tuttavia, la gioia del nostro incontro fraterno è offuscata dagli orrori della guerra. È stata la guerra, le sofferenze che provoca al nostro popolo e le ultime sfide causate dall'aggressione militare russa contro la nostra Patria, che sono state al centro delle nostre preghiere, conversazioni e incontri sinodali. Inoltre, durante la sessione sinodale di quest'anno, abbiamo riflettuto sul tema “Sinodalità e cattedralità: l'esperienza dell'Ugcc”. Nel contesto delle circostanze attuali, non si tratta di un tema astratto: anzi, nelle difficoltà che il nostro Stato e il nostro popolo stanno vivendo, siamo chiamati a riscoprire la forza dell'unità e la necessità di una solidarietà quotidiana e duratura per la vittoria : "Nell'unità è la forza del popolo. Dio, dacci l'unità!". Ci siamo sentiti ancora più intensamente,
Possa la potenza e l'azione dello Spirito Santo darci unità incrollabile e fede nella vittoria della verità di Dio!
Possa il Signore rafforzare e benedire i nostri difensori, volontari, medici, dipendenti del Servizio di emergenza statale, le autorità legali dell'Ucraina e tutti coloro che proteggono e liberano l'Ucraina dall'aggressore!
Abbracci le famiglie dei morti, degli orfani e delle vedove, dei prigionieri e dei dispersi!
Conceda ai caduti ricompensa eterna e pienezza di vita!
Che l'olio dell'amore misericordioso sani le ferite fisiche, mentali e spirituali delle vittime!
Attraverso le preghiere della Santissima Theotokos e di tutti i santi della terra ucraina, possa Egli concedere la sua pace e le sue benedizioni al mondo intero!
La benedizione di Dio su di te!
A nome del Sinodo dei Vescovi della
Chiesa greco-cattolica ucraina
† SVIATOSLAV
Dato a Przemyśl,
presso la Cattedrale della Natività di San Giovanni Battista,
nel giorno della Deposizione della Sacra Veste della Santissima Madonna di Nostra Signora a Blacherna,
15 luglio 2022, nell'anno di Dio
Il popolo dei martiri della Rus'-Ucraina
ancora una volta ferma il male con i propri corpi perché non si diffonda nel mondo intero
Con quale velo ti avvolgerò, Cristo mio,con quali mani toccherò il tuo corpo incorruttibile?Versi della sera del Sabato Santo