lunedì 16 febbraio 2026

La "radice" della resistenza cristiana e filosofica in Ucraina e la Pace Giusta, di Carlo Sarno



La "radice" della resistenza cristiana e filosofica in Ucraina e la Pace Giusta

di Carlo Sarno




INTRODUZIONE

Yevhen Sverstyuk (1928-2014) e Ivan Dzyuba (1931-2022), figure centrali dei Sessantini (Šistdesjatnyky) ucraini, hanno elaborato il concetto di resistenza combinando la difesa dell'identità nazionale con profondi presupposti morali, filosofici e, nel caso di Sverstyuk, esplicitamente cristiani.

Yevhen Sverstyuk: La Resistenza come Imperativo Morale e Cristiano
Per Sverstyuk, la resistenza non era solo una lotta politica, ma una missione spirituale radicata nei valori cristiani e nell'integrità dell'individuo.
Il primato dello spirito: Sverstyuk vedeva nell'ateismo di stato sovietico una forma di "oppressione morale" che riduceva l'uomo a schiavo del potere. La fede cristiana fungeva da scudo contro la depersonalizzazione, offrendo una base etica (verità, libertà, responsabilità) che lo Stato non poteva controllare.
"Cattedrale nell'impalcatura": Nel suo celebre saggio Sobor u rystovanni (1970), egli utilizzò la metafora della cattedrale per descrivere la necessità di preservare l'eredità spirituale e culturale ucraina nonostante il degrado imposto dal sistema sovietico.
Etica del sacrificio: La sua resistenza si manifestava nel rifiuto di compromettersi con la menzogna. Per Sverstyuk, il cristiano ha il dovere di testimoniare la verità anche a costo della prigione (fu condannato a 12 anni tra lager ed esilio nel 1973).

Ivan Dzyuba: La Resistenza Filosofica e Intellettuale
Dzyuba ha articolato una resistenza basata sulla critica intellettuale al colonialismo russo, inizialmente operando "dall'interno" del sistema marxista-leninista per denunciarne le contraddizioni.
Internazionalismo vs Russificazione: Nella sua opera fondamentale Internatsionalizm chy rusyfikatsiya? (1965), Dzyuba sostenne che la politica sovietica non era vero internazionalismo, ma una "denazionalizzazione" forzata che tradiva gli ideali dichiarati di uguaglianza tra le nazioni.
Difesa della "Nazione Culturale": La sua filosofia di resistenza si concentrava sulla cultura come organismo vivente che deve essere difeso per garantire la sopravvivenza del popolo. Egli spronava la società a sviluppare la cultura ucraina in modo proattivo contro l'invasione dei modelli imperiali.
Ruolo del Pubblico Intellettuale: Dzyuba vedeva il lavoro intellettuale come un atto di resistenza quotidiana. Anche dopo il collasso dell'URSS, continuò a operare per l'integrità della cultura ucraina contro le nuove ideologie neo-imperiali (come quella del "Mondo Russo").

Sintesi del confronto
Aspetto:               Yevhen Sverstyuk                                    Ivan Dzyuba
Fondamento:  Etica cristiana e metafisica   -    Critica letteraria e socio-politica
Metodo:  Testimonianza morale e spirituale  -    Analisi intellettuale e attivismo culturale
Focus:  Libertà interiore e dignità davanti a Dio  -  Autodeterminazione nazionale e pluralismo

Entrambi hanno interpretato la resistenza non come un'aggressione, ma come una difesa dell'umanità e della verità contro un sistema totalitario che cercava di cancellare la memoria storica e l'identità spirituale del popolo ucraino.



ETICA CRISTIANA E CRITICA SOCIO-POLITICA

L'approfondimento teorico della resistenza in Sverstyuk e Dzyuba rivela due traiettorie distinte ma complementari: l'una basata sull'ontologia morale e la fede, l'altra sulla decostruzione critica del sistema imperiale.

Yevhen Sverstyuk: Ontologia della Verità e Personalismo Cristiano
Sverstyuk sviluppa una teoria della resistenza centrata sulla dignità dell'individuo di fronte al Leviatano statale.
La Cattedrale come Archetipo: Nel suo saggio teorico Cattedrale nell'impalcatura (1970), la "Cattedrale" non è solo un edificio, ma un simbolo dell'anima collettiva e della continuità spirituale. L'impalcatura rappresenta l'ideologia sovietica: una struttura posticcia, rigida e temporanea che cerca di nascondere o "restaurare" la verità eterna con la forza.
L'Oppressione Morale: Sverstyuk teorizza che il crimine peggiore del totalitarismo non sia la privazione materiale, ma l'alienazione morale. Quando l'uomo smette di sentire "la legge morale in sé" (richiamo kantiano), diventa uno schiavo. La resistenza cristiana consiste dunque nel ristabilire il legame con l'Assoluto per ritrovare la propria libertà.
Testimonianza (Martyria): La sua filosofia non è speculativa ma esistenziale. La verità non va solo pensata, ma "abitata", rendendo il dissenso un atto di fedeltà ontologica a Dio e alla nazione.

Ivan Dzyuba: Decostruzione Post-Coloniale e Immanentismo Culturale
Dzyuba opera su un piano più analitico, utilizzando gli strumenti della logica e della cultura per smantellare l'apparato ideologico sovietico.
Critica del Linguaggio Ideologico: In Internazionalismo o russificazione? (1965), Dzyuba applica una rigorosa analisi testuale ai classici del marxismo-leninismo per dimostrare che lo Stato sovietico è in realtà un impero neo-coloniale. Teorizza che la "russificazione" sia una negazione della dialettica storica promessa dalla rivoluzione.
La Cultura come Organismo: Per Dzyuba, la cultura non è un ornamento, ma l'infrastruttura della coscienza nazionale. Senza una lingua e una storia autonome, un popolo perde la capacità di percepire la realtà, diventando una "massa" manipolabile.
Resistenza come Proattività: A differenza della resistenza morale di Sverstyuk, quella di Dzyuba è una difesa proattiva: l'intellettuale ha il compito teorico di "riempire" lo spazio culturale con contenuti autentici per prevenire l'erosione identitaria.

Punti di Contatto Teorici
Entrambi concordano sul fatto che la menzogna sistematica sia il fondamento del potere sovietico. La loro resistenza è dunque una "vita nella verità" (concetto caro anche a Havel):
Sverstyuk la fonda sulla trascendenza (Dio è la garanzia della Verità).
Dzyuba la fonda sulla coerenza intellettuale e sull'integrità della memoria storica.



SKOVORODA E SHEVCHENKO

Il legame tra i Sixtiers (Šistdesjatnyky) e i due pilastri della cultura ucraina, Hryhorij Skovoroda (il Socrate ucraino) e Taras Ševčenko (il bardo nazionale), non è solo celebrativo, ma strutturale. Sverstyuk e Dzyuba li hanno "riscoperti" per estrarre una filosofia della resistenza che fosse autenticamente autoctona.

1. Il rapporto con Hryhorij Skovoroda: La Libertà Interiore
Skovoroda rappresenta per Sverstyuk e Dzyuba la genealogia della libertà interiore. In un sistema totalitario che pretendeva il controllo totale sulla psiche, Skovoroda offriva il modello dell'uomo "inafferrabile".
Sverstyuk e la "Filosofia del Cuore": Sverstyuk fu uno dei massimi esegeti di Skovoroda. Teorizzò che la resistenza ucraina dovesse partire dal "cuore" (kordocentryzm). Skovoroda insegnava che la vera felicità e la libertà risiedono nella conoscenza di sé e nel rifiuto delle ambizioni mondane (il potere sovietico). Per Sverstyuk, Skovoroda è l'antidoto all'uomo-ingranaggio del socialismo: è l'individuo che rimane integro perché possiede un baricentro spirituale esterno allo Stato.
L'Inafferrabilità come Dissenso: Il celebre epitaffio di Skovoroda ("Il mondo mi ha dato la caccia, ma non mi ha preso") divenne il motto teorico della resistenza intellettuale. Dzyuba e Sverstyuk interpretarono questo non come una fuga dalla realtà, ma come il rifiuto di farsi "catturare" dalle categorie ideologiche del regime.

2. Il rapporto con Taras Ševčenko: La Verità e la Parola
Se Skovoroda è la base filosofica, Ševčenko è la forza d'urto morale. I Sixtiers rimossero Ševčenko dal piedistallo di "contadino rivoluzionario" in cui l'URSS lo aveva confinato, restituendogli la statura di Profeta e Legislatore morale.
Dzyuba: Ševčenko contro l'Impero: In saggi come La nostalgia di Ševčenko, Dzyuba teorizza che la poesia di Ševčenko non sia solo letteratura, ma un "codice genetico" della nazione. Dzyuba utilizza Ševčenko per dimostrare che l'identità ucraina non è un'invenzione artificiale, ma una realtà organica che il poeta ha "nominato" e reso immortale attraverso la Parola. La resistenza di Dzyuba è quindi una prosecuzione della missione di Ševčenko: difendere il diritto della nazione di "esistere nella storia".
Sverstyuk: Il Cristianesimo di Ševčenko: Sverstyuk recuperò la dimensione biblica di Ševčenko. Mentre i sovietici lo presentavano come ateo, Sverstyuk sottolineò che la sua lotta contro lo Zar era radicata in una visione cristiana della giustizia. In Ševčenko, Sverstyuk vedeva il concetto di Verità (Pravda) come categoria divina: servire l'Ucraina significava servire la Verità di Dio contro l'idolatria del potere politico.

Sintesi Teoretica della Relazione
Autore:   Antico Concetto Ereditato  -  Applicazione nei Sessantini
Skovoroda:  Autocoscienza e Cuore  -  La resistenza parte dall'integrità morale del singolo; lo Stato non può possedere l'anima.
Ševčenko: La Parola come Verità   -    La cultura e la lingua sono atti politici; dire la verità è l'unico modo per abbattere i muri della menzogna imperiale.

La "Sintesi Ucraina"
Sverstyuk e Dzyuba operarono una fusione: presero la libertà interiore di Skovoroda e la unirono alla passione civile di Ševčenko. Il risultato fu una teoria della resistenza che non era basata sulla violenza, ma sulla fermezza metafisica: essere "ucraini" significava essere "uomini liberi" secondo l'eredità di questi due maestri.

"Noi non siamo semplicemente dei dissidenti; siamo i custodi di una continuità che Skovoroda ha iniziato e Ševčenko ha battezzato col fuoco." (Concetto espresso trasversalmente da Sverstyuk).



LA RADICE DELLA RESISTENZA UCRAINA ATTUALE

La resistenza ucraina contemporanea non è solo un conflitto territoriale, ma la proiezione geopolitica e militare delle teorie elaborate da Sverstyuk e Dzyuba. Quel "codice genetico" estratto da Skovoroda e Ševčenko si è trasformato oggi in una prassi di sopravvivenza nazionale.
Ecco come quelle relazioni etiche si riflettono nella guerra attuale:

1. Dalla "Libertà Interiore" alla Sovranità Esterna
Il concetto di Skovoroda dell'uomo "inafferrabile" dal potere, mediato da Sverstyuk, si è tradotto nell'attuale rifiuto categorico del modello autocratico russo.
La resistenza come dignità: Per Sverstyuk, la libertà era un imperativo morale prima che politico. Oggi, la società civile ucraina percepisce la sottomissione alla Russia non solo come una sconfitta militare, ma come un'alienazione ontologica. Accettare l'occupazione significherebbe rinunciare alla propria "verità interiore".
Decentramento e Autonomia: La filosofia di Skovoroda celebra l'individuo; questo si riflette nella struttura "orizzontale" della resistenza ucraina attuale (volontariato, unità militari decentralizzate), contrapposta alla struttura gerarchica e "verticale" russa.

2. La "Parola" di Ševčenko come Scudo Culturale
Dzyuba teorizzò che la lingua e la cultura fossero l'unica difesa contro la dissoluzione imperiale.
L'identità come arma: Oggi la cultura non è più "ornamentale". Il processo di derussificazione e la riscoperta della letteratura ucraina sono visti come atti di difesa nazionale. La tesi di Dzyuba — che l'ucraino non sia un dialetto del russo ma un sistema di valori autonomo — è diventata il pilastro della comunicazione strategica dello Stato.
La verità contro la propaganda: La "lotta per la Verità" (Pravda) di Ševčenko, centrale in Sverstyuk, è il cuore della resistenza informativa ucraina. Contrastare la disinformazia russa è vissuto come un dovere etico-cristiano di testimonianza della realtà contro la simulazione.

3. La "Cattedrale" e la Difesa del Sacro
La metafora della "Cattedrale nell'impalcatura" di Sverstyuk è oggi tristemente letterale.
Resistenza Metafisica: La distruzione sistematica di musei, chiese e monumenti da parte russa ha confermato la tesi di Sverstyuk: l'aggressore non mira solo ai corpi, ma allo spirito. La ricostruzione (culturale e fisica) è vissuta come un atto liturgico di resilienza.
Sacrificio e Martirio: L'etica del sacrificio cristiano di Sverstyuk fornisce una cornice di senso al dolore collettivo. La figura del soldato-difensore è spesso associata a una missione di "custodia della vita" contro una forza nichilista.

Sintesi: Il passaggio dal Dissenso alla Resilienza
Se per i Sessantini la resistenza era intellettuale e clandestina, oggi è totale e visibile. Tuttavia, i presupposti sono gli stessi:
Skovoroda: "Non potete possedere la mia anima" (Resistenza psicologica).
Ševčenko: "Combattete e vincerete" (Resistenza attiva).
Dzyuba: "Siamo una civiltà distinta" (Resistenza culturale).
Sverstyuk: "La verità ci rende liberi" (Resistenza morale).

Vuoi esaminare come il concetto di "resistenza non violenta" dei Sixtiers sia cambiato nel passaggio alla difesa armata del 2022, o preferisci un focus sul ruolo attuale della Chiesa ucraina in questo contesto?



LA RADICE DELLA RESISTENZA E LA CHIESA UCRAINA

Il ruolo della Chiesa nella resistenza attuale riflette perfettamente la sintesi tra la resistenza morale di Sverstyuk e la difesa dell'identità di Dzyuba, segnando una frattura definitiva con il modello cesaropapista russo.

1. La Chiesa come "Cattedrale" e Spazio di Libertà (Sverstyuk)
Sverstyuk vedeva nella fede l'unico spazio che il totalitarismo non poteva occupare. Oggi, le chiese in Ucraina (in particolare la Chiesa Ortodossa dell'Ucraina - OCU e la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina - UGCC) operano come hub di resilienza spirituale e materiale.
Resistenza alla "Dottrina del Mondo Russo" (Russkiy Mir): La Chiesa ucraina ha teoricamente decostruito l'ideologia del Patriarcato di Mosca, definendola un'eresia etnofiletista. Questo riecheggia la critica di Sverstyuk alla religione usata come strumento di oppressione imperiale.
Il Cappellano Militare come Testimone: La figura del cappellano oggi non è quella di un "ufficiale politico", ma di un supporto morale che incarna l'etica del sacrificio cristiano di cui parlava Sverstyuk, portando la "Verità" nelle trincee.

2. Sovranità Spirituale come Decolonizzazione (Dzyuba)
Il riconoscimento dell'Autocefalia (indipendenza) della Chiesa Ortodossa dell'Ucraina nel 2019 è la realizzazione ecclesiastica della tesi di Dzyuba: l'Ucraina deve possedere le proprie istituzioni per non essere un'appendice coloniale.
Emancipazione Culturale: L'uso sistematico della lingua ucraina nella liturgia e nella teologia è una forma di resistenza culturale attiva. È l'applicazione pratica dell'idea di Dzyuba secondo cui la lingua è l'architettura della nazione.
Rottura con il Patriarcato di Mosca: Anche all'interno della Chiesa Ortodossa Ucraina (UOC), storicamente legata a Mosca, la pressione della guerra ha innescato un processo di allontanamento, confermando che l'identità nazionale ucraina è ormai incompatibile con la tutela russa.

3. La Funzione Sociale e il Volontariato
La Chiesa ha smesso di essere solo un luogo di culto per diventare, secondo la visione dei Sessantini, un organismo vivente della società civile:
Rifugio e Assistenza: Durante l'invasione, monasteri e parrocchie sono diventati rifugi antiaerei e centri di distribuzione per aiuti umanitari.
Diplomazia Morale: Il Consiglio Panucraino delle Chiese e delle Organizzazioni Religiose agisce come voce unitaria a livello internazionale, portando avanti la "Verità" russa (nel senso di Ševčenko) contro la narrazione del Cremlino.

In sintesi, la Chiesa ucraina oggi non limita la sua azione al sacro, ma agisce come garante della dignità umana e della sopravvivenza nazionale, trasformando la "Cattedrale" di Sverstyuk da metafora letteraria a bastione reale della resistenza.


Sia Sviatoslav Shevchuk (Capo della Chiesa Greco-Cattolica) che il Metropolita Epifanio (Capo della Chiesa Ortodossa dell'Ucraina) citano i dissidenti non come figure del passato, ma come fondatori morali della moderna nazione ucraina.

1. Sviatoslav Shevchuk: La Chiesa come "Custode della Memoria"
Shevchuk fa spesso riferimento a Yevhen Sverstyuk, che conosceva personalmente e che considerava un "mentore spirituale" del popolo ucraino.
La "Cattedrale" Spirituale: Nei suoi messaggi quotidiani durante la guerra, Shevchuk ha ripreso la metafora di Sverstyuk della Cattedrale nell'impalcatura, affermando che mentre l'invasore distrugge le cattedrali di pietra, la "cattedrale dell'anima ucraina" rimane indistruttibile grazie alla fede e alla verità.
La Chiesa delle Catacombe: Shevchuk cita spesso l'esperienza dei dissidenti sovietici per preparare i fedeli alla resilienza. Ha dichiarato che l'ideologia del "Mondo Russo" vorrebbe riportare gli ucraini "nelle catacombe", ma che proprio l'esempio dei dissidenti cristiani insegna come la verità possa sopravvivere anche nella totale oppressione.
L'Eredità di Lubomyr Husar: Shevchuk si pone in continuità con il Cardinale Husar, il quale era profondamente legato al circolo dei Sixtiers. Attraverso questo legame, Shevchuk promuove un'idea di "resistenza morale" che rifiuta l'odio cieco, puntando invece sulla fermezza dei valori.

2. Il Metropolita Epifanio: Decolonizzazione e Verità
Epifanio cita i dissidenti (incluso Ivan Dzyuba) principalmente nel contesto della sovranità culturale e linguistica.
Internazionalismo o Russificazione?: Epifanio ha spesso richiamato i temi di Dzyuba per spiegare perché l'autocefalia (indipendenza) della Chiesa ucraina fosse necessaria: per liberarsi da una "russificazione" che non era solo linguistica, ma spirituale.
La Parola come Arma: Citando indirettamente lo spirito di Ševčenko mediato dai dissidenti, Epifanio descrive la resistenza attuale come una lotta tra la "menzogna imperiale" e la "verità divina". Per lui, i dissidenti sono stati i primi a "vincere la guerra" sul piano della coscienza ben prima del 1991.

Punti di Convergenza nelle Citazioni
La "Verità" (Pravda): Entrambi i leader citano i dissidenti per sottolineare che la vittoria dell'Ucraina non sarà solo militare, ma una vittoria della verità sulla menzogna.
L'Umanesimo Cristiano: I dissidenti sono usati come esempi di un "nuovo umanesimo" che mette la dignità della persona sopra gli ordini dello Stato. Shevchuk, ad esempio, cita spesso come i dissidenti abbiano imparato a "pensare liberamente" nonostante il sistema sovietico proibisse di farlo.
Questi leader religiosi hanno trasformato il pensiero di Sverstyuk e Dzyuba in una teologia della resistenza, dove il cristiano non è un suddito passivo, ma un cittadino responsabile che difende il "sacro" diritto alla propria identità.



LA PACE GIUSTA

Il concetto di "Pace Giusta" (Spravedlyvyi Myr) è il punto in cui la teologia di Shevchuk ed Epifanio si fonde più strettamente con l'etica dei dissidenti. Entrambi i leader rifiutano una pace intesa come semplice assenza di conflitto (pacifismo astratto), rifacendosi alla lezione di Sverstyuk e Dzyuba: non può esserci pace senza Verità e Giustizia.

1. La distinzione tra "Pace" e "Resa"
Shevchuk ed Epifanio citano spesso il monito dei dissidenti secondo cui il sistema sovietico chiamava "pace" la sottomissione totale.
Sviatoslav Shevchuk: In diversi interventi (come quelli presso l'Università Cattolica Ucraina), ha spiegato che la pace senza giustizia è una "pace da cimitero". Richiamando l'etica di Sverstyuk, Shevchuk afferma che la pace è un frutto della Verità. Se la pace si basa sulla negazione dell'esistenza del popolo ucraino (la menzogna imperiale denunciata da Dzyuba), allora non è pace, ma una continuazione dell'aggressione con altri mezzi.
Metropolita Epifanio: Ha dichiarato che "una pace ingiusta porta a una guerra ancora più grande". Questo ricalca la logica di Dzyuba in Internazionalismo o russificazione?: finché non si riconosce la dignità e l'identità dell'altro, ogni accordo è solo una maschera per l'oppressione.

2. I Pilastri della "Pace Giusta" secondo l'etica dei Dissidenti
Nei loro discorsi, i due leader delineano tre pilastri che affondano le radici nel pensiero dei Sessantini:
Il Riconoscimento della Colpa (Metanoia): Proprio come Sverstyuk insisteva sul pentimento morale, Shevchuk sostiene che una pace giusta richiede che l'aggressore riconosca il male compiuto. Senza questo atto etico, la "pace" è solo una tregua tecnica.
Il Ripristino della Verità: Citando il concetto di Pravda (Verità/Giustizia) di Ševčenko, caro ai dissidenti, Epifanio sottolinea che la pace deve includere il ritorno dei territori e, soprattutto, il ritorno del diritto di un popolo a narrare la propria storia senza interferenze imperiali.
La Dignità della Persona: La pace non è un accordo tra Stati sopra le teste dei cittadini. Riprendendo il personalismo cristiano di Sverstyuk, Shevchuk afferma che il centro della pace è l'uomo, i suoi diritti e la sua libertà di coscienza.

3. Un esempio concreto: Il discorso di Shevchuk sulla "Verità che libera"
In un recente discorso, Sua Beatitudine Sviatoslav ha citato l'esempio dei martiri e dei dissidenti per spiegare perché l'Ucraina non può scendere a compromessi sulla sua libertà:
"I nostri dissidenti ci hanno insegnato che la libertà non è qualcosa che ti viene dato dallo Stato, ma qualcosa che Dio ha inscritto nel tuo cuore. Una pace che calpesta questa libertà divina non è pace, ma schiavitù dorata."

Sintesi: La Pace come "Vittoria Morale"
Per Epifanio e Shevchuk, la "Pace Giusta" è la vittoria finale della visione dei dissidenti:
Sverstyuk: La pace è la restaurazione dell'ordine morale violato.
Dzyuba: La pace è la fine del colonialismo culturale e il riconoscimento del pluralismo.

In questo senso, la resistenza attuale è vista come il processo doloroso ma necessario per raggiungere una pace che sia finalmente autentica, non basata sulla paura ma sulla dignità reciproca.


IL RUOLO ATTUALE DELLA CHIESA UCRAINA

Il ruolo attuale della Chiesa ucraina incarna la transizione dalla resistenza clandestina dei dissidenti alla resilienza pubblica di una nazione in guerra. I leader religiosi non si limitano all'assistenza spirituale, ma agiscono come custodi della "Verità" contro la "menzogna imperiale", citando esplicitamente l'eredità dei Sixtiers.

1. Sviatoslav Shevchuk: La "Verità" contro la Capitolazione
Sua Beatitudine Sviatoslav, Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina (UGCC), cita frequentemente Yevhen Sverstyuk per sottolineare che la libertà è un "imperativo morale" che non può essere negoziato.
Rifiuto della Resa: Shevchuk afferma con forza che alla popolazione ucraina "non passa nemmeno per la testa di arrendersi". Questa posizione non è politico-militare, ma fondata sull'etica dissidente: arrendersi alla menzogna dell'aggressore significherebbe la morte dello spirito nazionale.
La Chiesa come Spazio di Unità: Richiamando la visione di Sverstyuk della Chiesa come "Cattedrale" della coscienza, Shevchuk utilizza la rete ecclesiale per creare spazi di solidarietà e unità, definiti essenziali per la sopravvivenza dello Stato.

2. Metropolita Epifanio: Autocefalia come Decolonizzazione
Il Metropolita Epifanio, Primate della Chiesa Ortodossa dell'Ucraina (OCU), opera nel solco della critica al colonialismo di Ivan Dzyuba.
Eradicazione dell'influenza russa: L'ottenimento del Tomos di autocefalia e il passaggio delle parrocchie alla OCU sono presentati come atti di liberazione dall'ideologia del "Mondo Russo". Epifanio sottolinea che la Chiesa deve promuovere la cultura e le tradizioni ucraine per garantire la "salute spirituale" della nazione.
Difesa dell'Identità: Nelle sue omelie, denuncia l'invasione come un tentativo egoistico di "distruggere l'identità ucraina", riprendendo il monito di Dzyuba secondo cui senza una cultura autonoma un popolo svanisce nella massa imperiale.

3. La Teologia della "Pace Giusta"
Il concetto di pace elaborato dalle Chiese ucraine si oppone radicalmente a una tregua che sacrifichi la giustizia.
Pace vs Tregua: Il Consiglio Panucraino delle Chiese dichiara che nessuno costringerà il popolo alla capitolazione. La pace pregata deve essere "una pace giusta", che comporti l'espulsione dell'aggressore e la punizione dei crimini commessi.
Il Soldato come Pacificatore: Capovolgendo la retorica russa, Shevchuk definisce i militari ucraini come i "veri pacificatori" (peacemakers), poiché difendono l'ordine morale e la verità che sono le basi di ogni pace autentica.

Sintesi del Ruolo Contemporaneo
Le Chiese ucraine hanno assunto la funzione di "Consiglio Morale" della nazione, applicando tre principi dei dissidenti:
Dignità Umana: La resistenza è la difesa della libertà data da Dio, non dallo Stato.
Verità: La missione della Chiesa è denunciare i crimini russi come "male morale" e "peccato".
Solidarietà: La Chiesa agisce come hub logistico (rifugio, aiuti, cappellania) che trasforma la fede in azione civile.



LA RESISTENZA ATTUALE DEL POPOLO UCRAINO

Nella società civile ucraina odierna, le idee di Sverstyuk e Dzyuba non sono più considerate "teoria accademica", ma sono diventate il software operativo della resistenza quotidiana. Si è verificato un passaggio dalla "resistenza dei pochi" (i dissidenti) alla "resistenza di massa".
Ecco come queste concezioni vengono percepite e vissute oggi:

1. Il passaggio dall'Élite al Popolo (La "Cattedrale" diffusa)
Mentre per Sverstyuk la "Cattedrale" era un'immagine per pochi intellettuali che custodivano il sacro sotto il regime, oggi la società civile percepisce l'intera nazione come una Cattedrale da proteggere.
Volontariato come Liturgia Civile: Il massiccio movimento di volontariato è visto come l'incarnazione pratica della "filosofia del cuore" di Skovoroda. Prendersi cura dei soldati o dei profughi è percepito come un imperativo morale che definisce l'essere ucraini.
Percezione del Sacro: Anche tra i non credenti, la distruzione russa del patrimonio culturale e religioso è vissuta come un sacrilegio ontologico, confermando l'idea di Sverstyuk che l'attacco sia rivolto allo spirito, non solo al territorio.

2. La Decolonizzazione come Necessità Vitale (L'eredità di Dzyuba)
La tesi di Dzyuba secondo cui la cultura è l'unica difesa contro l'annientamento è diventata senso comune.
Derussificazione Consapevole: La società civile non vede più la lingua o i nomi delle strade come questioni secondarie. Il passaggio all'ucraino nella vita quotidiana è percepito come un atto di resistenza intellettuale per uscire dallo "spazio imperiale" russo.
Consenso sulla Sovranità: L'idea che l'Ucraina debba avere una sua "voce" distinta (senza la mediazione di Mosca) è il pilastro che unisce generazioni diverse, dai giovani di TikTok ai sopravvissuti dell'era sovietica.

3. La "Vita nella Verità" come Arma Strategica
L'etica della verità di Ševčenko e dei dissidenti è diventata il fondamento della comunicazione sociale.
Rifiuto della Propaganda: Gli ucraini mostrano una spiccata allergia alle narrazioni costruite a tavolino. La percezione comune è che l'Ucraina vinca finché resta "vera" (trasparente sui propri dolori e sfide), mentre la Russia perda perché immersa nella "menzogna metodica" denunciata da Sverstyuk.
Dignità (Hidnist): Il termine "Dignità", centrale nelle rivoluzioni del 2004 e 2014, è oggi il filtro attraverso cui la società giudica ogni proposta di pace. Una pace che calpesti la dignità umana è percepita come inaccettabile, esattamente come teorizzato dai dissidenti cristiani.

4. Il ruolo delle Chiese come "Bussole Morali"
La società civile, pur essendo pluralista e laica, guarda a figure come Shevchuk o Epifanio non solo come leader religiosi, ma come garanti etici.
Fiducia nelle Istituzioni: Le Chiese e l'Esercito sono costantemente in cima ai sondaggi di fiducia. Questo accade perché sono percepite come le uniche istituzioni che hanno mantenuto la continuità morale con i dissidenti, rifiutando il compromesso con l'aggressore.

In sintesi, la società civile ucraina ha interiorizzato il pensiero di Sverstyuk e Dzyuba: la resistenza è vissuta come un atto di auto-creazione. Ogni cittadino sente di essere un "mattone" della Cattedrale che si sta ricostruendo sotto il fuoco.



ARTE E LETTERATURA CONTEMPORANEA UCRAINA

La produzione artistica e letteraria ucraina contemporanea (dal 2014 e soprattutto dal 2022) non è solo una risposta al trauma, ma una messa in pratica delle teorie di Sverstyuk e Dzyuba. L'arte è diventata lo spazio in cui la "Cattedrale" viene ricostruita ogni giorno.
Ecco i pilastri di questa influenza:

1. La "Parola" come Resistenza Ontologica (Eredità di Ševčenko/Dzyuba)
Se Dzyuba teorizzava che la lingua fosse l'infrastruttura della nazione, oggi gli scrittori ucraini usano la parola per riappropriarsi della realtà sottratta dalla propaganda russa.
Documentazione e Testimonianza: Autori come Serhiy Zhadan o Victoria Amelina (uccisa da un missile russo nel 2023) hanno trasformato la letteratura in un atto di "presenza". Scrivere non è un esercizio estetico, ma un dovere etico di testimoniare la verità (Pravda).
Poesia di Guerra: C'è un'esplosione di poesia, spesso scritta al fronte o nei rifugi. Questa poesia riprende il ritmo profetico di Ševčenko: è una parola "nuda", essenziale, che serve a dare un nome al dolore e alla speranza, impedendo che la sofferenza diventi muta e priva di senso.

2. L'Iconografia della "Cattedrale" e del Sacro (Eredità di Sverstyuk)
L'arte visiva contemporanea ha recuperato la dimensione del sacro e del metafisico per dare dignità al sacrificio.
Icone sulle casse di munizioni: Artisti come Oleksandr Klymenko e Sofia Atlantova dipingono icone bizantine su assi di legno provenienti da casse di munizioni recuperate dal fronte. È la sintesi perfetta del pensiero di Sverstyuk: trasformare gli strumenti della morte (l'impalcatura grezza del mondo) in simboli di vita eterna e spiritualità (la Cattedrale).
Street Art come Liturgia Civile: I murales che appaiono nelle città distrutte (come quelli di Banksy o di artisti locali a Irpin e Bucha) non sono semplici graffiti. Sono percepiti come atti di "consacrazione" dello spazio pubblico, riaffermando la presenza della bellezza dove l'aggressore ha portato il vuoto.

3. Decolonizzazione e Riscoperta dei "Classici Proibiti"
L'influenza di Dzyuba si manifesta nel massiccio movimento di riscoperta dei Sixtiers e del "Rinascimento Fucilato" (gli intellettuali degli anni '20-30).
Riedizioni e Podcast: Opere di Sverstyuk, Dzyuba e Stus vengono ripubblicate in edizioni moderne e popolari. La società civile consuma questi testi non come polverosi classici, ma come manuali di sopravvivenza.
Musica e Campionamenti: Molti musicisti contemporanei (dal rap all'elettronica) inseriscono campionamenti di voci di dissidenti o versi di poeti perseguitati. È un modo per dire: "La nostra cultura ha radici profonde che non sono mai state recise".

4. Il "Corpo" della Nazione: Arte e Volontariato
L'idea di Skovoroda dell'unità tra pensiero e azione (la "filosofia del cuore") si riflette in un'arte che è iper-attiva:
Molti artisti sono anche soldati o volontari a tempo pieno. La loro arte non è distaccata dalla lotta; è un'estensione del loro impegno morale. Non esiste più il confine tra l'intellettuale e il difensore.

In sintesi: Una Nuova Estetica della Dignità
L'arte ucraina attuale ha abbandonato il postmodernismo cinico o ironico per abbracciare un nuovo realismo etico.
Sverstyuk ha dato a questa arte la profondità metafisica (il senso del sacro).
Dzyuba ha dato la consapevolezza politica (la necessità di una voce propria).

L'arte non serve a "intrattenere", ma a "tenere insieme" i pezzi di una nazione sotto attacco, proprio come l'impalcatura di Sverstyuk teneva insieme la cattedrale durante il restauro.


Ecco alcuni dei nomi più significativi che oggi incarnano la sintesi tra l'estetica dei dissidenti e la realtà della guerra, operando una vera e propria "ricostruzione della Cattedrale" attraverso diverse forme d'arte.

1. Letteratura e Testimonianza: Serhiy Zhadan
Zhadan è probabilmente l'erede più diretto della "passione civile" di Ševčenko e dell'analisi sociale di Dzyuba.
L'opera: I suoi diari di guerra (come Sky Above Kharkiv) e le sue poesie scritte sotto i bombardamenti.
Connessione con i dissidenti: Come i Sessantini, Zhadan rifiuta di fuggire. Vive a Kharkiv, città sotto attacco costante, distribuendo aiuti e scrivendo. La sua lingua è quella della strada, ma elevata a una dignità metafisica: dà voce a chi non ce l'ha, trasformando la cronaca in un "nuovo canone" nazionale che celebra la resistenza della gente comune.

2. Arti Visive: Oleksandr Klymenko e le "Icone su casse di munizioni"
Questo progetto è forse la rappresentazione visiva più potente della filosofia di Yevhen Sverstyuk.
L'opera: Icons on Ammo Boxes. Klymenko e sua moglie Sofia Atlantova dipingono icone bizantine sui coperchi di legno delle casse di proiettili recuperate dal fronte (spesso ancora sporche di fango o bruciate).
Connessione con i dissidenti: È la trasformazione del male (la guerra, l'impalcatura grezza) in bene (il sacro, la Cattedrale). Queste opere dimostrano che l'anima ucraina può fiorire anche sulle macerie lasciate dal totalitarismo. Le icone vengono poi vendute per finanziare ospedali mobili, unendo fede e azione sociale (filosofia del cuore).

3. Poesia e Ricerca: Victoria Amelina (1986–2023)
Amelina è stata una figura chiave nel collegare i dissidenti del passato con la tragedia presente, prima di essere uccisa da un missile russo a Kramatorsk.
L'opera: Ha riscoperto il diario di Volodymyr Vakulenko (uno scrittore ucciso dai russi nel 2022) che era stato sepolto sotto un albero. Questo atto di "archeologia della memoria" è pura resistenza alla Dzyuba.
Connessione con i dissidenti: Amelina ha lavorato per documentare i crimini di guerra russi, definendosi un'intellettuale al servizio della verità. La sua poesia Sirens è un manifesto della vulnerabilità che si trasforma in forza morale, riprendendo il concetto di Sverstyuk dell'integrità dell'anima di fronte alla violenza.

4. Fotografia e Metafisica: Dmytro "Orest" Kozatsky
Kozatsky è il soldato-fotografo che ha scattato le celebri immagini dall'interno dell'acciaieria Azovstal.
L'opera: La foto del soldato sotto un raggio di luce che filtra nel buio del bunker.
Connessione con i dissidenti: Quella foto è la trasposizione visiva della "Cattedrale" di Sverstyuk. In un luogo di morte e metallo, la luce rappresenta la trascendenza e la dignità umana che l'oppressore non può spegnere. È la prova che anche nel bunker più profondo (le "catacombe"), l'uomo rimane in relazione con l'Assoluto.

5. Musica e Decolonizzazione: DakhaBrakha
Questo gruppo folk-punk è l'avanguardia della decolonizzazione culturale teorizzata da Ivan Dzyuba.
L'opera: Utilizzano canti polifonici ancestrali ucraini mescolandoli con ritmi globali, portando l'identità ucraina sui palchi di tutto il mondo.
Connessione con i dissidenti: La loro musica non è folklore nostalgico, ma una rivendicazione di esistenza autonoma. Dimostrano che la cultura ucraina non è un "dialetto" di quella russa (come temeva Dzyuba), ma una forza creativa originale e potente che non ha bisogno di permessi imperiali per esprimersi.

Sintesi: L'artista come "Pilastro"
In tutti questi autori, l'artista non è un osservatore esterno, ma un partecipante attivo. L'arte oggi in Ucraina ha tre funzioni che riassumono tutto il nostro discorso:
Santuario: Proteggere l'anima dal trauma (Sverstyuk).
Archivio: Preservare la verità storica contro l'oblio (Dzyuba/Ševčenko).
Progetto: Immaginare un futuro basato sulla libertà interiore (Skovoroda).
"La nostra cultura è la nostra frontiera." — Questo slogan contemporaneo è il coronamento finale del sogno dei dissidenti.



LA "CATTEDRALE"  IN COSTRUZIONE

Per riassumere questo percorso intellettuale e umano, possiamo visualizzare la resistenza ucraina come una struttura architettonica vivente, dove la filosofia dei dissidenti funge da fondamenta per l'azione contemporanea.

1. Sintesi dei Concetti Chiave
Pilastro FilosoficoAutore di RiferimentoConcetto CentraleTraduzione nella Resistenza Attuale
Ontologia MoraleY. SverstyukLa "Cattedrale": l'anima e la cultura come spazio sacro che l'ideologia non può occupare.La difesa dei valori umani e della fede come scudo contro la depersonalizzazione russa.
DecolonizzazioneI. DzyubaCultura come Organismo: la lingua e l'identità non sono accessori, ma condizioni di esistenza.La "derussificazione" e la riappropriazione della propria narrativa storica come atto di sovranità.
Libertà InterioreH. SkovorodaIl Cuore Inafferrabile: l'uomo libero è colui che non si lascia "catturare" dal potere esterno.La struttura orizzontale e volontaria della società civile (l'individuo che sceglie di agire).
La Parola/VeritàT. ŠevčenkoPravda (Verità-Giustizia): la parola poetica come atto profetico e fondativo della nazione.La lotta contro la propaganda; l'arte e la letteratura come testimonianza della realtà.
2. Le Relazioni Dinamiche

La forza di questa teorizzazione risiede nell'intreccio tra queste figure:

Sverstyuk + Ševčenko: Trasformano la sofferenza nazionale in un percorso di purificazione cristiana. La resistenza non è odio, ma fedeltà alla Verità divina.

Dzyuba + Skovoroda: Trasformano l'intellettuale in un custode dell'autenticità. Non si resiste per ideologia, ma per rimanere "se stessi" (conoscenza di sé).

Chiese + Dissidenti: I leader religiosi odierni (Shevchuk, Epifanio) agiscono come i "traduttori" di questi concetti per il popolo, trasformando la teologia in una guida etica per la sopravvivenza.


3. La Finalità Spirituale: "L'Uomo Integro"
Il fine ultimo di questa elaborazione non è solo la vittoria militare o politica, ma una finalità trascendente:

La Guarigione dall'Homo Sovieticus: La finalità è liberare l'uomo dalla paura e dal cinismo, ricostruendo un individuo capace di responsabilità e dignità (Hidnist).

La Trasfigurazione del Dolore: Attraverso l'arte (come le icone sulle casse di munizioni) e la preghiera, il trauma della guerra viene "lavorato" per non diventare disperazione, ma forza creatrice.

La Testimonianza Universale: La resistenza ucraina, letta attraverso Sverstyuk e Dzyuba, diventa un messaggio per il mondo intero: la prova che lo spirito umano, se ancorato alla Verità e alla propria eredità culturale, è più forte di qualsiasi macchina imperiale.


CONCLUSIONI

Il pensiero di Sverstyuk e Dzyuba costituiscono le radici profonde della resistenza ucraina.
Questa eredità intellettuale dimostra come la cultura e la fede non siano entità astratte, ma le vere "mura portanti" di una nazione che rifiuta di scomparire. 
Il passaggio dalla "Cattedrale" metafisica dei dissidenti alla resistenza corale della società civile di oggi è una delle testimonianze più potenti di quanto la parola libera possa sfidare il tempo e la forza bruta e costruire la "Nuova Cattedrale Ucraina".

La finalità spirituale è la salvaguardia dell'umano nell'uomo. Per i dissidenti ieri, come per gli ucraini oggi, resistere significa impedire che il male distrugga la capacità di amare, di creare e di essere liberi davanti a Dio e alla Storia.














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