sabato 4 settembre 2021

San Giosafat Kuncevych (1580-1623), l'apostolo dell'unità della Chiesa, il patrono dell’Ucraina e degli ecumenisti.



Yaryna Moroz Sarno


San Giosafat Kuncevych,
l'apostolo dell'unità della Chiesa 
 il patrono dell’Ucraina e degli ecumenisti
(Volodymyr Volynsky, 1580 ca - Vitebsk, 12 novembre 1623)

12 (25) novembre 


        

"Il sangue di San Giosafat, come secoli fa, 
anche e specialmente ora, riesce pegno di pace e suggello di unità"

Dall'Enciclica «Ecclesiam Dei» di Pio XI



   Giosafat Kuncevych (Kuncevich, Kuncewycz, in ucr. Йосафат Кунцевич) (1580-1623)nacque a Volodymyr-Volynsky, l'antica città principesca ucraina, fondata da San Volodymyr il Grande (la prima menzione nel 988), in una famiglia della piccola nobiltà da genitori ortodossi Gavryil e Maria. Fu battezzato con nome Ivan nella chiesa locale di Santa Parasceva e trascorse la sua infanzia e giovinezza nella sua città natale. La madre spesso gli raccontava sulla Passione del Signore, ed un dardo partito dal fianco dell'immagine della Crocifissione di Gesù colpì il suo cuore, accendendo in lui l'amore divino così forte che si dedicò alla preghiera e alle opere pie in modo esemplare.
     
    Il Crocifisso davanti al quale pregava San Giosafat 
nella chiesa di Santa Parasceva a Volodymyr-Volynsk
 

    Suo padre voleva farlo diventare commerciante, quindi lo mandò a Vilna per conoscere l'attività commerciale, lì il giovane conobbe la questione dell'unione della Chiesa che accettò intorno al 1599 e con l'influenza dei Gesuiti ne divenne ardente sostenitore. Si ritirò a Vilna nel monastero della  Santissima Trinità nel 1604 per ordine del metropolita Hipatius Pociej (1541-1613) che aveva un ruolo cruciale nell'unione di Brest (1595-96). Indossando l'abito basiliano, Kuncevych scelse il nome di Giosafat. I confratelli notarono la sua tenerezza verso Gesù Crocifisso, il modo in cui esercitava la pietà e la penitenza, tanto che, come disse il metropolita Giuseppe Rutsky, “in breve tempo fece tali progressi nella vita monastica da poter essere maestro agli altri”. 
  La sua ascesi era molto rigorosa: camminava a piedi nudi nei giorni freddi dell'inverno in quella regione rigidissima, non si cibava mai di carne né beveva vino, se non quando ve lo costringeva l'obbedienza. Portò sul corpo, fino alla morte, un ruvido cilicio e conservò la castità che, adolescente, aveva consacrato alla Vergine Madre di Dio. Aveva una devozione filiale per la Beata Vergine e venerava in particolare una sua icona, nota con il titolo di “Regina dei pascoli”. Per il ritorno all'unità egli confidava proprio nell'amore comune per la Madonna sia da parte dei cattolici che degli ortodossiLa fama della sua santità e delle sue virtù si diffuse rapidamente. Attraverso la sua vita pia si attiravano le nuove vocazioni al monastero (tra cui fu anche lo stesso Rutsky), così nel 1617 furono già cinque monasteri ricostruiti e quasi 80 monaci. 
  Dopo gli studi privati sotto la guida del gesuita Fabricio Valentino Groza nel 1609 fu ordinato prete e presto fu messo a dirigere il monastero di Byten (1613). 

Il monastero basiliano con la chiesa a Byten

  Egli fondò il monastero di Zhyrowyci (1613) e divenne l'archimandrita a Vilna (1614). Fece molto per il miglioramento dei monasteri e l'organizzazione e la riforma dell'Ordine Basiliano. La sua opera continuò come vescovo di Vitebsk. Il 12 novembre 1617 fu consacrato dal metropolita Josyp Velyamin Rutsky come arcivescovo-coadiutore di Polock per sollevare la questione dell'unità nell'arcidiocesi.  Durante il suo episcopato fu ricostruita nel 1618-1620 la cattedrale di Santa Sofia a Polock. Insieme a Josyp Rutsky riorganizzò la vita monastica e introdusse una rigida disciplina monastica.  
  Si dedicò con grande impegno alla causa dell'Unità della Chiesa, scrisse opere sull'unità delle Chiese d'Occidente e d'Oriente sotto la guida del Papa. Profondatamente conosceva la Sacra Scrittura, gli insegnamenti dei Santi Padri, i libri liturgici orientali, coltivò con la devozione il rito bizantino-slavo. 
   Con desiderio autentico di fare la volontà del Signore, divulgò scritti sul primato di San Pietro, sulla figura di San Volodymyr e sulla necessità dell’unione con Roma. Si conoscono i sette brevi trattati polemici, che non si sono conservati ("Sulla falsificazione delle lettere slave", "Sul primato di San Pietro", "La difesa della fede", "Sul battesimo di Volodymyr", "Catechismo" ed altri). Nel 1617 Giosafat Kuncevych pubblicò "La difesa dell'unità della Chiesa". 
   Aveva una dote particolare di predicatore: predicò ad ogni festa liturgica, di più, solo dove poteva farlo, insegnava la Scrittura. Le sue parole penetravano nei cuori, provocando le lacrime. Il suo apostolato e il suo esempio furono così efficaci che per il numero delle persone riconciliati con la Chiesa cattolica i suoi oppositori lo chiamarono “rapitore di anime”. 
  

"La predica di Giosafat Kuncevych", il disegno di Elia Repin, 1893

   Ebbe un amore fervente soprattutto per i poveri, per gli infermi, i malati e per gli orfani. Il metropolita Rafail Korsak (m. 1640) scrisse nei suoi appunti alla Commissione di beatificazione sulla misericordia di San Giosafat: "Non ha mai dimenticato di dare l'elemosina ai poveri, alle vedove e prima di tutto agli orfani. Pertanto, tutti lo adoravano così tanto, aspettandolo alla porta della chiesa, desiderando essere confortati dalla sua parola. E quando andò dall'Arcivescovo di Polock da Vilna, gli uomini miserabili lo accompagnarono, piangendo, come loro guardiano e padre".
    
Nutriva così forte amore per la Chiesa e la sua unità da domandare a Dio la grazia del martirio, offrendosi in sacrificio per riconciliare all’unità tutte le chiese. Affrontò il martirioinvocando fino all’ultimo il perdono per i suoi uccisori, alcuni dei quali furono così colpiti da quella testimonianza da tornare in comunione con la Chiesa, imitati da molti altri fratelli nella fede. 
   Quando l'arcivescovo Kuncevych fu ucciso a Vitebsk, il suo corpo fu gettato nel fiume Dvina. Il martirio, accolto dal santo con benignità, avvenne nella notte del 12 novembre 1623. San Giosafat Kuncevych, arcivescovo di Polock e martire, che con costante zelo spinse il suo gregge all'unità, è stato crudelmente assalito dalla folla avversa, morì per l'unità della Chiesa e per la fede cattolica. Il suo corpo rimase incorrotto e il numeroso clero confermava la sua forza miracolosa. Il vescovo Antin Selyava, successore di Giosafat, dichiarò al processo: "I miracoli di questo servitore di Dio sono pronunciati ovunque, sono affermati da un giuramento pubblico". 
   Tra i miracoli più noti fu la conversione degli uccisori di San Josafat, tra cui il vescovo ortodosso di Polock Melenij Smotrycky, che pubblicò numerose opere contro l'unione con la Santa Sede e incitò la gente comune alle persecuzioni. Proprio con la sua attività collegavano la morte dell'arcivescovo greco-cattolico di Polock Josafat. 

    
     Il processo della beatificazione si iniziò nel 1626. Dopo che si erano verificati numerosi miracoli, Urbano VIII nominò la commissione per indagare sulla causa di Giosafat ed esaminò sotto giuramento i 116 testimoni. I miracoli di Giosafat furono testimoniati innanzitutto dal vescovo di Galizia e dall'assistente del metropolita di Kyiv Rafail Korsak  che nel 1639 venne a Roma. Il confessore di San Giosafat padre Gennady Khmelnitsky nel 1628 menzionò: "Alla sua tomba vengono da ogni parte, tutti chiedono la sua intercessione e attraverso di lui si ricevono grandi atti di grazia e miracoli". 
    
L'icona ucraina del XVIII secolo 

    Con la testimonianza dei cinque miracoli il 16 maggio 1643 dopo vent'anni dal suo martirio a Roma papa Urbano VIII annunciò Giosafat come Beato. Il 12 novembre del 1644 si svolse a Roma la prima celebrazione della festa di questo martire per l'unità della Chiesa. Nel 1665 il vescovo di Kholm Jacob Susha pubblicò la biografia di Giosafat Kuncevych (Susha J., Cursus vitae et certamen martyrii B. Josaphat Kuncevicii Archiepiscopi Polocensis.., Romae 1665). 
  Il lavoro per la preparazione al processo di canonizzazione è stato svolto principalmente da un prete (poi arcivescovo) italiano, che è stato anche l'archimandrita basiliano a Grottaferrata (1870-76), Nicola (Francesco Saverio) Contieri (1827-1899) con l'assistenza dei monaci di Grottaferrata. Egli fu nominato il 6 febbraio 1864 uno dei tre principali postulatori (gli altri due furono: Mykhailo Dombrowski  arcivescovo dei Basiliani in Polonia e il vescovo Josyp Sembratovych (dal 1865)). Nicola Contieri scrisse e pubblicò prima una breve biografia di Giosafat prima a Roma e poi alla vigilia della canonizzazione - un'ampia biografia (Vita di s. Giosafat: Arcivescovo e martire ruteno dell'Ordine di S. Basilio il Grande, Roma, Tipografia della S. Congregazione di Propaganda Fede, 1867), che si basava sulla biografia in latino di Kuncevych di Jacob Susha. Nel monastero di Grottaferrata nello stesso anno (dal 18 al 20 ottobre) egli organizzò una celebrazione in onore di San Giosafat. Sotto la guida dell'archimandrita Contiere, i monaci del monastero scrissero e pubblicarono diversi inni in greco dedicati al santo.


   Dopo ulteriori prove diverse e molto rigorose sulla vita di San Giosafat, il 29 giugno 1867 nella basilica Vaticana nella solennità dei principi degli Apostoli, in presenza del Collegio dei Cardinali e circa 500 vescovi, arcivescovi, metropoliti e patriarchi dei diversi riti radunati da ogni parte del mondo, il difensore dell'unità della Chiesa papa Pio IX proclamò il santo, caratterizzato come "pio, vescovo, servitore dei servi di Dio ..., Arcivescovo di Polock, di rito bizantino, dell'Ordine di San Basilio il Grande". In questa occazione Pio IX disse : "Dio voglia che quel tuo sangue, o San Giosafat, che tu versasti per la Chiesa di Cristo, sia pegno di quell’unione con questa Santa Sede Apostolica, a cui tu sempre anelasti, e che giorno e notte implorasti con fervida preghiera da Dio, somma Bontà e Potenza. E perché tanto si avveri alfine, vivamente desideriamo di averti intercessore assiduo presso Dio stesso e la Corte del Cielo". Il 6 luglio del medesimo anno tutti i cardinali firmarono un solenne atto di canonizzazione intitolato “La luce fulgida della Chiesa d'Oriente”. Nel 1892 papa Leone XIII estese il suo culto alla Chiesa universale, introducendo l'Ufficio per la festa del Santo.  

 
  San Giosafat Kuncevych nell'incisione di A. Tarasevych

    Anche le spoglie del Santo furono perseguitate ed a causa delle costanti minacce della loro distruzione furono spesso spostate da un luogo all'altro. Nel 1655 il metropolita Antin Seliava portò le reliquie del Santo al monastero di Zhirovichi, poi a Zamost. Dopo si collocarono nella cattedrale di Santa Sofia a Polock, quando Pietro I arrivò l'11 luglio del 1705 nella città ed entrò nella chiesa basiliana, uccidendo il prete celebrante, torturando e imprigionando altri basiliani per costringere a tradire la fede cattolica. Nel 1706 il corpo di San Giosafat fu traslato nella cappella della famiglia di Radzvil del castello di Bila Pidlaska, perché lo zar Pietro il Grande aveva ordinato di bruciarlo. Le reliquie  rimasero lì fino al 1764. La polizia zarista nel 1863 murò le sue reliquie sotto il pavimento della chiesa. Anche se nel 1867 era proclamato Giosafat Kuncevych santo, ancora non si sapeva preciso l’ubicazione del suo corpo. Il vescovo Gabriel Kolenda, nonostante il pericolo per la propria vita, salvò le reliquie di San Giosafat e le portò in un monastero di Supasl. 
   Le spoglie furono ritrovate solo nel 1916 e furono trasportate a Vienna (seguendo un decreto del governo austriaco), prima nella chiesa di Santa Barbara, dove nel 1924 sarà costruita la cappella in onore di San Giosafat, e poi furono nascoste nei sotterranei di Santo Stefano. Il 15 settembre del 1916 fu condotto il primo esame dell'autenticità delle reliquie. Il 30 agosto del 1917 a Vienna il servo di Dio il metropolita Andrey Sheptytsky insieme all'arcivescovo di Vienna il cardinale Piffle eseguirono solennemente la conferma canonica dell'autenticità delle reliquie di San Giosafat. 

С. Налепинська-Бойчук. Св. Йосафат. 1910-ті рр. Львів. Дошка, темпера.
Sofia Nelepynska-Boychuk, icona di San Giosafat Kuncevych, 1910


    Il 12 novembre del 1923 nel terzo centenario del suo martirio papa Pio XI pubblicò Enciclica Ecclesiam Dei, sottolineando le sue virtù eroiche, lo definì “l'Apostolo dell’unità”. Con la sua enciclica Pio XI riscopre il significato dell'annuncio di un dialogo ecumenico alla luce della verità nella carità, da cui fu animata tutta la missione di San Giosafat. Il quale, avvertito delle trame contro di lui, così disse pochi giorni prima di morire: “Signore, concedimi di poter versare il sangue per l’unità e per l’obbedienza alla Sede Apostolica”. Il papa Pio XI voleva rimarcare: "Il sangue dunque di San Giosafat, come tre secoli fa, anche e specialmente ora riesce pegno di pace e suggello di unità".
    Nel 1949, su ordine di Pio XII, la salma, raccolta in una grande urna, fu portata a Roma e ad accoglierla e custodirla fu monsignor Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI (ciò è stato raccontato nel Discorso di Paolo VI del 3 settembre 1971). San Giovanni XXIII aveva particolare devozione verso San Giosafat come si evidenzia nell'Omelia del Papa del 13 novembre 1960: "Con singolare compiacenza e ad espressione di religiosa pietà, ricordiamo il titolo del Vescovo e Martire San Giosafat, a cui la liturgia orientale di questo giorno associato al nome del Crisostomo è stata consacrata, e la cui glorificazione fu fremito di pietà e di esultanza religiosa durante il pontificato di Pio IX, quasi sull'aprirsi del Concilio Vaticano I°". All’apertura del Concilio Vaticano II°, il Papa Buono desiderava che nella Basilica di San Pietro fosse sepolto e venerato solennemente San Giosafat ed era proprio egli a decidere l’ubicazione del santo arcivescovo sotto l’altare di San Basilio Magno, nei pressi della tomba di San Pietro. Papa Roncalli sull'esempio del Santo martire Giosafat, si dedicò con grande zelo e impegno al dialogo tra cattolici ed ortodossi, all'unità della Chiesa. 

The Incorrupt body of St. Josaphat.
    
    Durante le ultime settimane del Concilio Ecumenico Vaticano II° venne preparato il posto presso l'altare dedicato a San Basilio Magno della basilica di San Pietro. Il 22 novembre del 1963 il corpo del Santo venne lì collocato e il 25 novembre fu celebrata la solennità nel rito bizantino in onore di San Giosafat, presieduta dal papa Paolo VI, in presenza di quattro cardinali, alcuni patriarchi orientali e della gerarchia ucraina guidata dal cardinale Josyp Slipy. Il senso simbolico di questa traslazione fu sottolineata da Paolo VI : "La vicinanza delle sacre spoglie mortali del Martire dell’unione col sepolcro glorioso di Pietro, nella Basilica Vaticana, è un suadente e forte incoraggiamento a questi sentimenti, mentre conforta a pensieri incrollabili di speranza e di fiducia nel futuro, che sta nelle mani di Dio, ben consapevoli, come ha scritto il nostro Predecessore San Leone Magno, che «semper dominicus ager segete ditiore vestitur, dum grana, quae singula cadunt, multiplicata nascuntur» (Sermo 82, 1, 6, PL 54, 426)" (dal Discorso alle comunità cattoliche ucraine nel 24 novembre del 1973 per la commemorazione del 305° anniversario del martirio di San Giosafat). Il papa propone "la mite e forte figura del Martire dell’unione", "davvero un faro di luce", "[...] come esempio non solo al clero, ai religiosi, alle anime consacrate e ai membri generosi del laicato cattolico, ma altresì ai Vescovi di tutto il mondo: modello sublime per essi di dedizione totale alle anime e alla verità, fino all'estremo respiro".




 San Paolo VI inginocchiato davanti al sepolcro di San Giosafat nella Basilica di San Pietro,
il 25 novembre del 1963

     Nel discorso svolto il 12 febbraio del 1983 al Sinodo della Chiesa greco-cattolica il santo Papa Giovanni Paolo II disse: "Come un luminare splendente riluce fino ai giorni nostri per tutti noi la figura di san Giosafat, Arcivescovo di Polock, martire e apostolo per l'unità ecclesiastica. Sia completa l'unione delle vostre forze per il bene delle comunità". Nella sua Lettera Apostolica "Per il quarto centenario dell'unione di Brest" data il 12 novembre, proprio nel giorno della memoria di San Giosafat dell’anno 1995, Giovanni Paolo II scrisse, sottolineando il significato di San Giosafat: "Eppure, tanta vitalità ecclesiale fu sempre percorsa dal dramma dell’incomprensione e dell’opposizione. Ne fu vittima illustre l’arcivescovo di Polock e Vitebsk, Giosafat Kuncevych, il cui martirio fu coronato con l’immarcescibile corona della gloria eterna. Ora il suo corpo riposa nella Basilica vaticana, ove di continuo riceve l’omaggio commosso e grato di tutta la cattolicità".



    
   Dall'enciclica «Ecclesiam Dei» di Pio XI, papa, scritta in occasione del terzo centenario del martirio di San Giosafat Kuncevych e promulgata il 12 novembre 1923: "La Chiesa di Dio, per ammirabile provvidenza, fu costituita in modo da riuscire nella pienezza dei tempi come un'immensa famiglia. Essa é destinata ad abbracciare l'universalità del genere umano e perciò, come sappiamo, fu resa divinamente manifesta per mezzo dell'unità ecumenica che é una delle sue note caratteristiche. Cristo, Signor nostro, non si appagò di affidare ai soli apostoli la missione che egli aveva ricevuto dal Padre, quando disse: «Mi é stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni» (Mt 28, 18-19). Ma volle pure che il collegio apostolico fosse perfettamente uno, con doppio e strettissimo vincolo. Il primo é quello interiore della fede e della carità, che é stata riversata nei cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr. Rm 5, 5). L'altro é quello esterno del governo di uno solo sopra tutti.
    A Pietro, infatti, fu affidato il primato sugli altri apostoli come a perpetuo principio e visibile fondamento di unità. Ma perché tale unità e concordia si perpetuasse, Iddio, sommamente provvido, la volle consacrare, per così dire, col sigillo della santità e, insieme, del martirio. Un onore così grande é toccato appunto a san Giosafat, arcivescovo di Polock, di rito slavo orientale, che a buon diritto va riconosciuto come gloria e sostegno degli Slavi orientali. Nessuno diede al loro nome una rinomanza maggiore, o provvide meglio alla loro salute di questo loro pastore ed apostolo, specialmente per aver egli versato il proprio sangue per l'unità della santa Chiesa. C'è di più. Sentendosi mosso da ispirazione divina a ristabilire dappertutto la santa unità, comprese che molto avrebbe giovato a ciò il ritenere nell'unione con la Chiesa cattolica il rito orientale slavo e l'istituto monastico basiliano.
   E parimenti, avendo anzitutto a cuore l'unione dei suoi concittadini con la cattedra di Pietro, cercava da ogni parte argomenti efficaci a promuoverla e a consolidarla, principalmente studiando quei libri liturgici che gli Orientali, e i dissidenti stessi, sono soliti usare secondo le prescrizioni dei santi padri.
   Premessa una così diligente preparazione, egli si accinse quindi a trattare, con forza e soavità insieme, la causa della restaurazione dell'unità, ottenendo frutti così copiosi da meritare dagli stessi avversari il titolo di «rapitore delle anime»". (AAS 15 [1923] 573-582).  

   L'icona eseguita da Modest Sosenko, la chiesa basiliana a Zolochiv
    
    L'appello d'onorare e imitare San Giosafat - nell'amore alla santa Fede, la Chiesa, il rito e il popolo - furono le parole del patriarca Josyf cardinale Slipyj, che  il 25 novembre 1969 disse alla tomba di San Giosafat: “Possa San Giosafat essere una fedele guida per il popolo, fino a quando avremo la nostra vittoria. Ha difeso l'unità della Chiesa e del popolo durante tutta la sua vita. Anche a Polotsk, in Bielorussia, si sentiva ucraino e convinse anche i monaci delle Grotte a Kyiv. Il suo carattere forte e l'eroica santità della sua vita dovrebbero anche incoraggiarci a seguire le sue orme, anche se ci costa sacrifici, è necessario quando si tratta del bene di Dio, della Chiesa e del popolo”(Annunciazione, V, 1-4, 1969).



La Sua Besatitudine Sviatoslav Shevcuk con i vescovi 
e clero della Chiesa greco-cattolica uncraina presso la tomba di San Josafat  

Immagine correlata
La tomba di San Giosafat, Apostolo martire per l'unità della Chiesa, 
 nella Basilica di San Pietro a Roma alla destra della tomba di San Pietro.





     MESSALE
 
INTROITVS

Gaudeámus omnes in Dómino, diem festum celebrántes sub honóre beáti Jósaphat Mártyris: de cujus passióne gaudent Angeli et colláudant Fílium Dei.

ORATIO
Excita, quǽsumus, Dómine, in Ecclésia tua Spíritum, quo replétus beátus Jósaphat Martyr et Póntifex tuus ánimam suam pro óvibus pósuit: ut, eo intercedénte, nos quoque eódem Spíritu moti ac roboráti, ánimam nostram pro frátribus pónere non vereámur.
Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate eiusdem Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.

Propter testaméntum Dómini et leges patérnas, Sancti Dei perstitérunt in amore fratérnitatis: Quia unus fuit semper spíritus in eis, et una fide


Petro Kholodnyj, la vetrata con la rappresentazione di San Giosafat,
chiesa di San Nicola a Mrazhnycia, l'inizio del XX secolo

Le reliquie di San Giosafat che dalla chiesa di Santa Barbara a Vienna 
sono state regalate alla diocesi greco-cattolica di Bielorussia

Josef Zimler, Il Martirio di San Giosafat, 1861, Museo Nazionale a Varsavia





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J. SUSZA, Cursus vitæ et certamen martyrii B. Josaphat Kuncewicz, Romae 1665, (Paris 1865)
J. SUSZA, Saulus et Paulus Ruthenæ Unionis sanguine B. Josaphat transformatus sive Meletius Smotricius, Romae, 1666 
N. CONTIERI, Vita di S. Giosafat Arcivescovo e Martire Ruteno dell' Ordine di S. Basilio il Grande, Rome 1867.
A. GUÉPIN - W. KALINKA, Zywot S. Józafata Kuncewicza, meczennika, arcybiskupa polockiego, Lemberg 1885. 
A. GUÉPIN, Un Apòtre de l'Union des Eglises en XVIIe siècle, 2 vols., Paris 1898
KOZANEVYC, Zytje sv. Svjašcenomucenyka Josafata Kuncevyca, Zovkva 1902 
URBAN, Swiety Józafat Kuncewicz, biskup i meczennik, Kraków 1906
Й. СЛІПИЙ, Свящм. Йосафат Кунцевич, Львів 1925
М. М. СОЛОВІЙ – А. Г. ВЕЛИКИЙ, Святий Йосафат Кунцевич. Його життя і доба, Торонто 1967
А. Г. ВЕЛИКИЙ, З Літопису християнської України, том 8, Рим 1976.
A. G. WELYKYJ, OSBM (ed.), Josaphat – Hieromartyr. Documenta Romana Beatificationis et Canonizationis, vol. I, 1623-1628, ANALECTA OSBM, Romae 1952
T. BORESKY, Life of St. Josaphat, martyr of the Union, Archbishop of Polotsk, member, Order of St. Basil, the Great. New York 1955.
J.-P. HIMKA, "The canonization of Iosafat Kuntsevych and its its reception in Galicia", in Religion and nationality in Western Ukraine: the Greek Catholic Church and the Ruthenian National Movemrnt in Galicia, 1867-1900, McGill-Queen's studies in the history of religion. Montreal 1999, 28-32.
S. PLOKHY, The Orogins of the Slavic Notions: premodern Identities in Russia, Ukraine, and Belarus, Cambridge 2006.





La prima pubblicazione dell'articolo 11/11/19 



venerdì 3 settembre 2021

Beata Giosafata Gordashevska (20 novembre 1869 - 7 aprile 1919)


Beata Giosafata Gordashevska
(20 novembre 1869 - 7 aprile 1919)



"Educare il cuore del popolo e servire dove c'è più bisogno"

Beata Giosafata Gordashevska,  
la fondatrice delle Ancelle della Beata Vergine Maria Immacolata  
    


     Beata Giosafata (Mychailyna) Gordashevska è nata il 20 novembre del 1869 a Leopoli (Ucraina) da Yakiv Pukas e Ksenia Gordashevska ed era quinta di nove figli di una famiglia che si sosteneva con il lavoro del padre artigiano che fu  restauratore di mobili del conte Sapiga, e in seguito aprì il proprio laboratorio. La madre era impegnata per l'educazione dei bambini. È interessante notare che le figlie hanno ricevuto il cognome della madre. Bambina fu battezzata con il nome Mychailyna il 28 novembre del 1869, nella chiesa di Santi Pietro e Paolo a Leopoli. Dall'infanzia trascorse una vita d'intensa pietà, crescendo con grandi virtù e scoprendo gradatamente la sua vocazione monastica. 
   Dopo la scuola, Mychailyna insieme alla sua sorella Anna iniziò a frequentare la chiesa di Sant'Onofrio dei Padri Basiliani, facendo parte del coro. In questo periodo basiliani avevano la rinascita dopo la riforma di Dobromyl', svolgendo l'attività pastorale molto forte: c'erano missioni, ritiri spirituali, a qualsiasi ora del giorno la gente poteva confessiarsi. Partecipando nel 1888 ad uno di questi ritiri per giovani, la futura beata incontrò il padre missionario basiliano Geremia Lomnycky, che divenne la sua guida spirituale.  
    Il 24 agosto del 1892 nella chiesa basiliana di Sant'Onofrio a Leopoli Mychailyna divenne monaca, prendendo il nome Giosafata in onore del grande martire ucraino San Giosafat. Nello stesso giorno, salutando la sua famiglia, salì sul treno per villaggio Zhuzhel', dove, grazie agli sforzi del parroco Kyrylo Selecky, fu costruita una piccola casa, che doveva servire per l'appoggio delle suore. Così fu aperto il primo convento per ragazze povere e così nello stesso anno suor Giosafata insieme al padre Lomnytsky e al padre Kyrylo Selecky, fondò la prima Congregazione femminile nella Chiesa greco-cattolica dedicata all'apostolato attivo. La Congregazione delle Suore Ancelle della Beata Vergine Maria Immacolata era voluta come una luce per il povero e sofferente popolo con l'apostolato attivo verso i bisognosi. Sotto la sua guida le prime sette novizie iniziarono la loro formazione spirituale svolgendo il loro ministero nell'istruzione e nella sanità. Le suore nella loro missione si occupavano della vita spirituale dei villaggi trascurati, partecipando attivamente alla vita delle parrocchie ed insegnando il catechismo ai giovani e agli adulti ed anche fondavano asili, curavano i malati, cucivano vesti sacre. 
   Il noviziato della Congregazione con le quaranta nuove candidate a suore si trasferì a Krystynopil il 22 giugno 1894Nel 1902 le quattro suore si sono recate in Canada, dove hanno fondato i nuovi nuclei monastici. Nel 1906, la Congregazione iniziò a stabilire le sue case in Jugoslavia e nel 1911 in Brasile.
   Nel 1902 durante il Capitolo Generale Suor Giosafata fu eletta come la Madre Generale della Congregazione che si espanse velocemente e dopo dieci anni già aveva 123 suore nelle 23 case. Durante la sua vita furono istituiti 40 centri in cui vivevano e lavoravano più di 400 novizi. 
     
   
 Geremia Lomnycky

  
         Giosafata Gordashevska
Kyrylo Selecky

  Tre cofondatori della Congregazione delle Suore Ancelle della Beata Vergine Maria Immacolata

     
   Suor Giosafata soffrì molto nella sua breve vita a causa di malintesi, calunnie e delle ambizioni altrui. La madre Giosafata sopportò con coraggio e pazienza varie prove. Nel 1919 tre settimane prima della festa sua preferita dell'Annunciazione suor  Giosafata aveva previsto la sua morte. La profezia si avverò, suor Giosafat morì di tubercolosi ossea il 7 aprile 1919, la notte dell'Annunciazione della Beata Vergine Maria all'età di 49 anni. E così si realizzò la sua preghiera al Signore: "Portami fuori da questo mondo negli anni in cui sarò più preparata". Fu sepolta nel Cimitero del Noviziato a Krystynopil e successivamente le spoglie furono traslate a Roma. 
   Le testimonianze di chi conosceva personalmente la suora concordano sul fatto che essa realizzava perfettamente i consigli evangelici e le virtù cristiane. Era una donna di fede, che viveva il Vangelo, e il seme della Parola di Dio trovò un frutto centuplo nel suo cuore. La sua santità fu confermata dai numerosi miracoli ed eventi soprannaturali avvenuti tramite suor Giosafata. 
   Guardando i monaci-fondatori dei nuovi tipi di spiritualità cristiana come Sant'Antonio, San Francesco d'Assisi, San Patrizio d'Irlanda si ricorda la sua attività apostolica. Si pensa anche, che se non fosse stato per gli ostacoli della guerra, il regime comunista, il movimento delle Suore sarebbe potuto diventare qualcosa di simile. Dopo tutto, questa cifra è stata davvero eccezionale sullo sfondo della "mediocrità galiziana organizzata". Nel 1982 il corpo di Giosafata fu trasportato dall'antico cimitero abbandonato alla Casa Generalizia di Roma. In seguito i suoi resti mortali furono riportati a Krystynopil (adesso Chervonograd) e sono stati venerati da migliaia di fedeli.
    San Papa Giovanni Paolo II durante la visita pastorale a Leopoli il 27 giugno 2001, quando Giosafata Gordashevska è stata proclamata Beata, disse: "Lei seguì Cristo quotidianamente, dedicata ai bambini, ai malati, ai poveri, agli analfabeti e ai bisognosi, spesso nelle situazioni di grande sofferenza e molto difficili, e riuscì in modo straordinario ad incarnare il Vangelo nella sua vita". Beata Giosafata è la prima beata della Chiesa greco-cattolica ucraina. La sua memoria liturgica si celebra il 20 novembre.
    La Congregazione ebbe una crescita molto rapida: nei primi dieci anni erano già 123 Suore nelle 23 case. Le Suore andarono in missione in Canada, in Croazia, in Brasile, e all’inizio della Seconda  guerra mondiale, le case erano diventate 92 con circa 600 suore. Oggi le Suore Ancelle della Beata Vergine Maria Immacolata svolgono la loro missione in diversi paesi del mondo. 

Le suore della Congregazione delle Suore Ancelle della Beata Vergine Maria Immacolata 
con Metropolita Andrea Sheptycky e padre Lomnycky


Le suore della Congregazione durante il funerale della beata Giosafata 


La targa commemorativa della Beata Giosafata sul muro del palazzo a Leopoli 




                                                   *******************************


http://www.santiebeati.it/dettaglio/90252
https://catholicsaints.info/blessed-josaphata-mykhailyna-hordashevska/
http://www.vatican.va/news_services/liturgy/documents/ns_lit_doc_20010627_hordashevska_it.html



                                                                                  *****

Ващур Оксана-Софія, Горіти любов`ю. Духовний шлях Блаженної Сестри Йосафати Гордашевської. – Львів: “Київська Церква”, 2001. – 119 с.
Великий Атанасій, Нарис Історії Згромадження СС. Служебниць П.Н.Д.М. – Італія-Рим: Вид-во Сестер Служебниць, 1968. – 767 с.
Вітаю тебе, Україно! Пастирський візит Святішого Отця Iвана Павла II в Україну 23-27 червня 2001 року. Промови і проповіді. – Львів: Свічадо, 2001. – 107 с.
Записки с. Йосафати Михаїлини Гордашевської. Переклад з польської с. Дарії Градюк. –Ч. I і ІІ. – 16 с.
Славута Д. Молитва і служіння: біографія Слугині Божої Йосафати Гордашевської. — Торонто, Канада. — 1996.
докт. Л. Цюпа, СНДМ - с. О. Боршовська, СНДМ, Блаженна Йосафата — світло Божої любові і краси, 2019

Тропар Йосафати, глас 4: 


  Преподобна Йосафато, твоїм духом молитви і служіння, ти навчаєш нас відновляти й підносити серце людське всюди, де б’ється воно. Служити, де найбільша потреба, все на славу Божу.
 
Кондак Йосафати, глас 4: 

  Преподобна Йосафато, Співзасновнице Служебниць Непорочної Діви Марії. Ти почала свою місію в Україні для свого народу, принесла світло в темноту його опущення. Виховуючи дітей і молодь, ти дала батькам нову силу і надію. Ти піклувалася хворими і бідними, бачила в них образ Божий. Ти старалась про красу Божого храму, даючи людям відчути красу богослужби.  Господь привів тебе до святости дорогою терпіння, ти є жінкою всіх часів.




giovedì 2 settembre 2021

La Presentazione della Vergine Maria al Tempio 21 novembre (4 dicembre)


La Presentazione della Vergine Maria al Tempio

 a cura di Yaryna Moroz Sarno 

 

La miniatura del Menologio di Basilio II del X secolo (Vat gr. 1613, fol. 198), 
Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano.
  
 
“Ti onoro come agnella immacolata;
ti annuncio come la piena di grazia,
ti mostro come la Sposa di Dio scelta fra tutte le generazioni.
Io esalto te, che tra poco accoglierai il Tempio del cielo,
ti conduco nel Tempio del Signore come un purissimo tesoro;
inneggio a te come la Nuova Alleanza nella quale Cristo, indicato come Messia”

(San Tarasio, Omelia sulla Presentazione di Maria al Tempio).


   La Presentazione della Vergine al Tempio (in gr. Εἴσοδος τῆς ῾Υπεραγίας Θεοτόκου ἐν τῷ Ναῷ), una delle dodici grandi feste dell'anno liturgico del rito bizantino, è verosimilmente d'origine gerosolimitana. Questo evento non è stato menzionato nei Vangeli canonici, ma è noto dall'apocrifo greco della seconda metà del II secolo Protovangelo di Giacomo (cap. 7: 2-3)  e nel  vangelo apocrifo latino dello Pseudo-Matteo (IX secolo), che riflettono la tradizione orale. 
   La sua ricorrenza corrisponde al giorno della consacrazione solenne della basilica di Santa Maria Nuova (Nea Theotokos) a Gerusalemme, che avvenne il 21 novembre del 543. Si ritiene che la prima chiesa in onore di questa festa sia stata costruita in Palestina nel IV secolo dall'imperatrice Elena. Ci sono le informazioni che la chiesa è stata edificata dal patriarca di Gerusalemme Elia (494-516) e portata a compimento con il sostegno dell'imperatore bizantino Giustiniano I (527-565). La festa si trasformò in memoria locale e si diffuse in tutta la Chiesa Orientale e si stabilì a Costantinopoli nei secoli VII e VIII. I riferimenti alla festa li troviamo negli scritti di San Gregorio di Nissa. La festa è stata ricordata nelle omelie di Andrea di Creta (ca 660 - 740), dei patriarchi di Costantinopoli Germano (715 - 733) e Tarasio (784-806), del metropolita di Nicomedia Giorgio (IX secolo), che compose anche il canone del Mattutino della festa. Al patriarca Germano di Costantinopoli sono attribuiti le due omelie (PG, vol. 98, coll. 292-309, 309-320) che potrebbero indicare la celebrazione della festa in questo tempo. Nel Vangelo del Sinai dell'VIII secolo, donato al monastero del Sinai dall'imperatore Teodosio III (715-717), la festa della Presentazione è stata menzionata tra le dodici grandi feste. Questa festa era inclusa nel calendario greco del IX secolo. Il Canone del Sinai del IX secolo ricorda la festa intitolata: "La Beata Vergine, che fu condotta al tempio di Dio quando aveva tre anni". Gli Uffici per questa festa furono conclusi da Gregorio di Nicomedia (IX secolo), Basilio Pagariot e Sergio.
   Nella Minea (il libro liturgico con le letture composte secondo i mesi dell’anno liturgico) della festa troviamo le lodi alla Vergine di Leone Magistro, teologo bizantino del IX secolo: “Oggi viene condotta nel Tempio l'Immacolata Vergine per divenire la dimora del Dio dell'universo e nutrice di tutta la nostra vita. Oggi il purissimo santuario viene introdotto nel Santo dei Santi come una giovenca di tre anni. Gridiamole con l'angelo: “Ave, o sola benedetta tra le donne”.
   Il patriarca di Costantinopoli Tarasio nella sua omelia esclamava: “Noi popolo di Dio, noi, che festeggiamo la Presentazione della Vergine al Tempio, con animo puro, labbra incontaminate e a più voci, eleviamo in questa sacra celebrazione melodici inni, venerando, come è naturale, questa splendida festa che è la prima di tutte le solennità, gloriosa per gli angeli e degna di essere annunziata dagli uomini” (Tarasio, Omelia sulla Presentazione, PG 98, 1491). Teofilatto di Ochrida (m. dopo 1092) nella sua omelie sulla Presentazione scrisse: “Che noi stessi possiamo così trasformarci in oggetto della festività affinché, come anime verginali e purificate da tutte le iniquità (in questo consiste la vera verginità indicata dalla divina Parola) e verso gli uomini, siamo resi degni di entrare nel più perfetto Santo dei santi, “nel quale Cristo è entrato come precursore per noi” (Eb 6, 20) (PG 126, 144).
   L'iconografia ed innografia della festa si basa sul racconto del Protovangelo di Giacomo (VII, 1 - VIII, 1) e del Vangelo dello Pseudo-Matteo. I Santi genitori Gioacchino ed Anna a lungo aspettando la prole fecero il voto di offrire la loro figlioletta Maria al Signore, e a tre anni la condussero nel Tempio del Signore, accompagnata da sette fanciulle salmeggianti con le lampade. Secondo la spiegazione del metropolita di Tessalonica e famoso teologo esicasta bizantino Gregorio Palama (m. 1359), “Il compimento della promessa fatta da Dio a Gioacchino e Anna, ambedue sterili, che avrebbero generato una bambina nella loro vecchiaia, come se fossero ancora in giovane età”.


Il mosaico del monastero di Dafni, XI secolo

  Il sommo sacerdote Zaccaria introdusse la Vergine nel Santo dei Santi, esclamando: “O fanciulla immacolata, vergine incontaminata, bellissima bambina, ornamento delle donne, splendore delle figlie, santa Vergine. Madre, tu sei la benedetta fra le donne, osannata per la tua innocenza, contrassegnata dalla verginità”. Come si canta nell'inno di Giuseppe l'Innografo (816-886): “Le fanciulle con le lampade accese camminano davanti a te, che sei destinata ad accogliere dentro di te la luce che procede da luce, e in coro ti conducono nel Tempio risplendente di Dio”.
   Il patriarca di Costantinopoli Germano spiegò il simbolismo dei tre anni in quelli della Santa Vergine quando è stata condotta al tempio: “Il numero tre è eccelso assai onorato e causa per chiunque di ogni certezza e poiché uno della Trinità santissima e superiore ad ogni principio si adattava al contenuto nel seno di questa fanciulla vergine e madre, mediante la compiacenza del Padre, di propria volontà e attraverso l'adombramento del santissimo Spirito; era quindi conveniente che anche questa fosse consacrata nel modo più splendente, essendo stata glorificata dalla gloria di questo numero: in grazia del quale ella è condotta al tempio all'età di tre anni”.
 
  
 La miniatura del Salterio di Kyiv del 1397

     
   Il patriarca di Costantinopoli Tarasio chiariva: “Ma che cosa faceva la Vergine trascorrendo la sua vita chiusa nel Santo dei santi? Essa riceveva dall'angelo il cibo degli angeli e osservava integra la sua verginità simile ad una colomba immacolata, rendendo grazie a Colui che aveva edificato il Tempio, il cielo e la terra” (Tarasio, Omelia sulla Presentazione, PG 98, 1491). Pietro di Argo commentava: “Lo straordinario soggiorno nel santuario è simbolo dell'unione invisibile del Verbo col Tempio del corpo che assunse da lei, animata da anima intelligente e razionale: unione che assumendola divinizzò la nostra natura. Il suo incomprensibile soggiorno nel Tempio è simbolo dell'assai più incomprensibile soggiorno, misterioso e inenarrabile, del Signore su questa terra” (Pietro di Argo, Omelia per la Presentazione della Madre di Dio, 15).
   Leone Magistro (IX secolo) scrisse: “Il vegliardo Zaccaria, padre del Precursore Giovanni Battista, si rallegra ed esclama con giubilo: “L'attesa degli afflitti è venuta per essere offerta, come santa nel tempio santo, ad abitazione del Re dell'universo”. Zaccaria era lieto che “è stato giudicato degno di accogliere la Madre di Dio”. Secondo il commento del patriarca di Costantinopoli Tarasio, “Il sacerdote, come profeta di Dio e come colui che officiando nel Santo dei Santi era partecipe di Dio, vedendo la bellezza dello sguardo della Vergine, il decoro del volto, riservatezza nel parlare, la nobiltà dell'anima, l'irreprensibile condotta di vita, l'incedere della persona, la compostezza dei costumi, la dignità dell'aspetto esteriore, ispirato dallo Spirito Santo” (Tarasio, Omelia sulla Presentazione di Maria al Tempio, PG 98, 1491).
   Il patriarca Tarasio (784-806) nell'Omelia sulla Presentazione di Maria al Tempio scrisse: “è tutta santa colei che in modo ineffabile ha concepito Colui che solo è santo. Inoltre, se Dio comandò ad Abramo di offrire una giovenca di tre anni e una carpa di tre anni per la purificazione delle anime, perché la Vergine, predestinata dalla creazione del mondo e scelta fra tutte le generazioni quale immacolata dimora, offerta dall'Onnipotente nel tempio santo, non dovrebbe essere ritenuta degna di onore, pura, incontaminata e perfetta oblazione per la salvezza del genere umano?”  La Vergine Maria stessa rappresenta “il Santo dei Santi, l'immacolato talamo del Verbo, la fiorita verga verginale, l'arca della santificazione, monte santo, il tabernacolo capace di accogliere Dio, l'infuocato carro di Dio, la colomba incontaminata, la grandissima dimora del Verbo, la nube illuminata da Dio, la regina discendente dal seme di Davide” (Tarasio di Costantinopoli, Omelia sulla Presentazione di Maria al Tempio, PG 98, 1481).
 
 
 Il frammento dell'icona ucraina del XIV - XV secolo, 
villaggio di Stanylia, Museo Nazionale a Leopoli
    
    L'iconografia della festa è stata formata nei cicli iconografici della vita della Vergine Maria. I primi esempi con trama della Presentazione della Vergine Maria apparsi nella pittura monumentale dei cicli della vita della Madonna sono conosciuti dal IX secolo. La scena della Presentazione esiste negli affreschi della cattedrale di Santa Sofia di Kyiv (1037). 
    Nell'iconografia orientale della festa vengono presentati la Vergine Maria con i suoi santi genitori accompagnati dal corteo delle vergini (la particolarità dell'iconografia bizantina). Nell’arte del periodo della dinastia dei Comneni (1080-1185) la processione delle vergini segue i genitori, mentre durante il rinascimento dei Paleologhi (1260-1453) le vergini si rappresentavano di solito prima dei Santi Gioacchino ed Anna. 
    Lo schema iconografico è corrisponde alle parole di Giuseppe l'Innografo (816-886) "Le fanciulle con le lampade accese camminano davanti a te, che sei destinata ad accogliere dentro di te la luce che procede da luce, e in coro ti conducono nel Tempio risplendente di Dio". O  come è scritto nell'omelia del patriarca Germano: “La saggia Anna, adeguandosi al passo, e con lei il dolcissimo marito insieme alle fanciulle portatrici di fiaccole accompagnano colei che è nata da loro, raggiungono il Tempio, e quindi si aprono le porte spirituali di Dio l'Emmanuele, e la soglia è santificata dalle orme di Maria”. “Il Tempio è illuminato dalle fiaccole, ma ancora di più esso risplende di luce abbagliante per l'arrivo di una sola fiaccola: il suo splendore è ancora più abbellito dall'ingresso di questa”. Leone Magistro (IX secolo) scrisse: "Oggi vienne condotta nel Tempio l'Immacolata Vergine per divenire la dimora del Dio dell'universo e nutritore di tutta la nostra vita. Oggi il purissimo santuario viene benevolenza e l'annuncio della salvezza degli uomini, nel Tempio di Dio la Vergine si mostra apertamente e a tutti preannunzia il Cristo".  
    La scena centrale che raffigura la piccola Maria sullo sfondo dell’architettura del tempio di Gerusalemme spesso presenta l’angelo che porta cibo alla Vergine Maria, in riferimento al testo del Vangelo Pseudo Matteo.
   

L'icona del XVI secolo, villaggio Trushevyci, 
Museo  a Peremyshl
  

Il Maestro Fedusko, l'icona 1570 ca, villaggio Nakonecne,
Museo Nazionale di Leopoli


L'icona ucraina del XVI secolo, Skole, Museo Nazionale di Leopoli 

 

Il frammento dell'icona ucraina della metà del XVI secolo, Stara Skvariava 


L'icona del XVII secolo, villaggio Bilyci, regione Staryj Sambir


L'icona ucraina del XVII secolo con la scena della Presentazione della Vergine Maria al Tempio 
con San Giovanni Evangelista e San Demetrio, Museo Nazionale a Leopoli 

 L'icona dell'iconostasi della chiesa di Santa Parasceva a Leopoli, XVII secolo 

Frammento dell'iconostasi del XVII secolo 


L'icona del XVII secolo, la collezione "Studion"

  
 L'icona dall'iconostasi barocca della chiesa di Sant'Andrea a Kyiv

 L'icona dell'iconostasi della prima metà del XVIII secolo, 
Museo Nazionale dell'Arte Ucraina 


L'icona dell'iconostasi del XVIII secolo 
del villaggio Velyki Sorochynci


La scena della Presentazione della Vergine Maria al Tempio nella chiesa di San Cirillo di Alessandria a Kyiv, gli affreschi del XII secolo rinnovati nel XIX secolo con la pittura a olio 



mercoledì 1 settembre 2021

Ucraina Cristiana

 

 

Salterio di Kyiv, miniatura


UCRAINA  CRISTIANA
Christian Ukraine - Україна християнська

Una web rivista di approfondimento e divulgazione
del Cristianesimo in Ucraina
in una prospettiva greco-cattolica


REDAZIONE:  Carlo Sarno e Yaryna Moroz

Per contattare la Redazione e-mail:
yarynamorozsarno@gmail.com

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martedì 31 agosto 2021

L'icona miracolosa della Madre di Dio di Terebovlia

 
L'icona miracolosa
della Madre di Dio di Terebovlia




Дана ікона знаходилася у свій час в монастирській церкві василіянської чернечої обителі Преображення Господнього. Перша письмова згадка про Теребовлянський василіанський монастир датується 1650 р. Монастир був не в самій Теребовлі, а на пагорбі біля с. Підгіряни (Підгора), що за два км. від міста. Ймовірно, що тут чернече життя вирувало ще в княжі часи. У свій час в монастирі була велика бібліотека. Монастир був також осідком ваиліянських філософічно- богословських студій. Проіснував він до 1783 р. Щодо походження ікони Пресвятої Богородиці, то можна ствердно сказати одне : вона із давних часів належала родині Римбалів, яка з покоління в покоління успадковувала священичий сан в Теребовлі. До слова, так , як Терлецькі при церкві св. Юра в Дрогобичі або Попелі при церкві при св. Івана Хрестителя в Городку. Перші історичні повідомлення саме про цю ікону Божої Матері свідчать, що вона спочатку знаходилася у світській церкві, парохом якої був Григорій Римбала. Надалі ікона Пресвятої Богородиці знаходилася в монастирській Святопреображенській церкві василіянської чернечої обителі.

Джерело: http://pilgrimage.in.ua/terebovlyanska/#prettyPhoto
2016 © Pilgrimage.in.ua

Maria, Madre del Redentore
e Madre nostra,
porta del cielo
e stella del mare,
soccorri il tuo popolo, che cade,
ma che pur anela a risorgere!
Vieni in aiuto alla Chiesa,
illumina i tuoi figli devoti,
fortifica i fedeli sparsi nel mondo,
chiama i lontani,
converti chi vive prigioniero del male!
E Tu, Spirito Santo,
sii per tutti riposo nella fatica,
riparo nell'arsura, conforto nel pianto,
sollievo nel dolore,
speranza della gloria.
Così sia!


Giovanni Paolo II


    L'icona miracolosa della Madre di Dio di Terebovlia collocata attualmente nell'altare laterale dell'Arcicattedrale di San Giorgio a Leopoli, una volta stava nella chiesa monastica dei basiliani della Trasfigurazione che si trovava vicino Terebovlia (sulla collina presso il villaggio Pidgiriany) di cui la prima menzione scritta risale al 1650. L'icona miracolosa della Madre di Dio di Terebovlia è una tra le più antiche icone ucraine "piangenti". La storia del pianto dell'icona della Beata Vergine Maria di Terebovlia è descritta nell'opera "Il Cielo  Nuovo" (Leopoli 1665) di Ioanikiy Galiatovsky, il rettore dell'Accademia Kyevo-Mohylanska.


"Il Cielo  Nuovo" (Leopoli 1665) di Ioanikiy Galiatovsky

    Nel libro della corte giuridica di Terebovlia sotto l'anno 1663 è scritto che per la prima volta "L'immagine della Beata Vergine pianse il giovedì prima della Pasqua ucraina". Di nuovo per la seconda volta questa icona della Beata Vergine "pianse abbondantemente nel Sabato Grande".
    Le fonti storiche testimoniano che nel 1651 solo a causa del miracolo che accadde attraverso le preghiere all'icona della Beata Vergine di Terebovlia, gli abitanti difesero il castello di Terebovlia dai Turchi e Tartari.
   Dal 1673, questa icona miracolosa della Madre di Dio è stata situata nella chiesa cittadina di San Nicola nella città di Terebovlia. Nello stesso anno, secondo la Commissione spirituale del Concistoro episcopale, la cui decisione si basava sulle confessioni dei testimoni oculari degli atti miracolosi confermati sotto giuramento, il vescovo Josyp Shumlyansky (1676–1708) proclamò come miracolosa l'icona della Beata Vergine Maria  di Terebovlia. 
   Nel 1673 il vescovo di Leopoli Josyp Shumliansky trasferì l'icona nella Cattedrale di San Giorgio nella cappella appositamente costruita, invitò i monaci a prendersi cura di essa e istituì una fondazione  per questo scopo. Nel testamento del vescovo J. Shumliansky è scritto che l'immagine della Beata Vergine deve "rimanere per sempre nello stesso posto con tutto l'argento, i gioielli e gli apparati". 
    Durante la sua permanenza a Leopoli nel 2001, San Giovanni Paolo II pregò davanti questa icona miracolosa il 25 giugno 2001 la incoronò personalmente.




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